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Sindrome influenzale: prevenzione e trattamento omeopatico

 

(di F. Candeloro - medico omeopata)

In medicina omeopatica la migliore prevenzione nei riguardi dell’insorgenza o della ricorrenza di episodi influenzali e/o simil-influenzali è sempre rappresentata dalla cura “di fondo” altresì definita “di terreno” o costituzionale. Essa si attua somministrando al paziente, dopo un’accurata visita, quel rimedio capace di vivificarne le naturali difese immunitarie. A quest’approccio, sicuramente il più corretto da un punto di vista omeopatico, tanto in età infantile quanto in quella adulta, se ne accostano altri, i quali sfruttano la supposta azione immunostimolante di particolari prodotti preparati in laboratorio. Tra questi ricordo in particolare Oscillococcinum e Mucococcinum, entrambi indicati proprio per la prevenzione della sindrome influenzale: il primo si presenta sottoforma di una serie di dosi uniche, ovvero di flaconcini contenenti numerosi globuli, da assumere singolarmente in un’unica soluzione, lasciandoli sciogliere sotto la lingua o, semplicemente, succhiandoli. Si consiglia di ripetere l’assunzione delle singole dosi a cadenza mensile per almeno 3-6 mesi consecutivi durante il periodo Autunno-Inverno. Il secondo prodotto, invece, si compone di dieci capsule ciascuna da lasciar sciogliere sotto la lingua a cadenza settimanale, per almeno dieci settimane consecutive, durante il medesimo periodo stagionale.

Nessun medico omeopata può in ogni caso trascurare l’esistenza del vaccino influenzale tradizionale, quello cioè comunemente utilizzato dalla gran parte della popolazione per la prevenzione annuale dell’epidemia influenzale. E’ bene però, a questo proposito, ricordare il punto di vista dell’omeopatia rispetto alle vaccinazioni in generale, compresa, ovviamente, quella influenzale: la medicina omeopatica non disconosce assolutamente il valore storico e profondamente umanitario delle vaccinazioni tradizionali, ma i maestri della nostra materia, nel corso delle loro osservazioni, hanno verificato che la somministrazione ripetuta dei vaccini determina un intorpidimento progressivo del sistema immunitario, che si esprime di norma nell'incapacità di eliminare rapidamente ed efficacemente gli agenti patogeni – gli agenti, cioè, microbici e non, responsabili delle malattie – con il conseguente perdurare dei processi patologici, che si materializzano, sul piano fisico, in una serie di lesioni a carattere produttivo comprendenti cisti, verruche, papillomi, condilomi, fino a vere e proprie neoplasie benigne. Sul piano psico-emotivo l’incapacità dell’organismo a liberarsi prontamente di ciò che gli è nocivo, si traduce in una tendenza all’ideazione ossessiva a sfondo ipocondriaco-depressivo. Questa alterazione psicoorganica dell’essere umano, di cui proprio le vaccinazioni ripetute sono spesso la principale causa scatenante, è il risultato di una particolare perturbazione dell’energia vitale che coordina il corretto funzionamento di tutto l’organismo, che Hahnemann, padre dell’omeopatia, aveva definito Sicosi.

In virtù di quanto appena detto il consiglio generale che si può dare in merito alle vaccinazioni è di evitare quanto più possibile il loro ricorso tutte le volte che questo non sia strettamente necessario. Per quanto riguarda la vaccinazione influenzale, nello specifico essa appare particolarmente indicata soprattutto a coloro che si trovano in condizioni critiche di salute, e per i quali la sindrome influenzale potrebbe comportare un pericoloso aggravamento dello stato generale. Mi riferisco in particolare agli anziani cardiopatici, agli individui affetti da importanti patologie broncopolmonari, agli immunodepressi in generale ed ai bambini con seri deficit genetici. In tutti gli altri casi è necessario valutare il singolo paziente ed i suoi effettivi rischi, ricordando altresì che coloro che si trovano in cura omeopatica, e non appartengano ad una delle tipologie di pazienti appena citate, in linea di massima non hanno alcun bisogno di ricorrere alla vaccinazione tradizionale. Per quanti, invece, devono effettivamente farvi ricorso si consiglia - almeno come trattamento preventivo di eventuali effetti collaterali - quanto segue: assumere una dose unica di SULFUR MK il giorno prima della vaccinazione ed una di THUYA MK subito dopo (in entrambi i casi metà dose sotto i tre anni di età).

Passiamo ora ad elencare alcuni dei principali rimedi da utilizzare nel corso di un episodio influenzale acuto, ricordando di contattare sempre il medico qualora, dopo un certo periodo di tempo, in generale mai oltre le 24-36 ore, non si osservassero miglioramenti o, addirittura, le condizioni tendessero a peggiorare.

All’esordio dei sintomi, in particolare se gli stessi sono insorti dopo un raffreddamento violento ed improvviso, particolarmente per esposizione al freddo secco, si può assumere Aconitum: la febbre è elevata e la cute del paziente, pur essendo bruciante, è secca; è presente sete per grandi quantità di acqua fredda, che è l’unica cosa che il paziente riesce ad ingerire, dal momento che tutto il resto gli sembra amaro; proprio per la violenza e la repentinità d’insorgenza dei sintomi, il malato appare particolarmente agitato e timoroso di morire (in alcuni casi giunge perfino a predire l’ora della sua morte). Quando finalmente appare la sudorazione è consigliabile passare a Belladonna: oltre che sudata la cute è arrossata e calda ed emana un calore radiante percepibile anche a distanza; può essere presente dolore alla deglutizione avvertito come un senso di costrizione, e irradiato all’orecchio destro.

Nei soggetti longilinei i sintomi d’insorgenza della sindrome influenzale sono generalmente più attenuati: la febbre è moderata ed il volto può presentare un’alternanza di pallore e congestione; completano il quadro una tosse secca e dolorosa e un dolore auricolare, che spesso complica il quadro complessivo. In questi pazienti il rimedio è Ferrum Phosphoricum. Sempre nei longilinei, un rimedio particolarmente indicato in presenza di dolore alla deglutizione è Apis: la gola è rossa, come verniciata, e il velopendulo pende come un sacchetto d’acqua semi-trasaparente; il dolore è avvertito come un senso di puntura o di bruciore, aggravato dall’ingestione di bevande calde e notevolmente migliorato da quella di liquidi freddi; nonostante sia presente la febbre il paziente non ha sete. Un altro malato che tipicamente non ha sete, pur avendo la febbre, è Gelsemium: il volto si presenta arrossato e congesto con aspetto abbrutito, parola imbrogliata ed una cefalea nucale che s’irradia fin sopra gli occhi, dando l’impressione di un legaccio sopra gli occhi. Nelle sindromi in cui prevale l’indolenzimento muscoloscheletrico ricordo Arnica, in cui c’è la sensazione di essere stati percossi associata ad un’ipersensibilità tale delle membra, da far sembrare il letto troppo duro ed impedire il riposo notturno, ed Eupatorium perfoliatum, in cui i dolori alle ossa si accompagnano ad un evidente indolenzimento dei globi oculari. In presenza di tosse, particolarmente se secca, un rimedio molto utile è Bryonia: la tosse è aggravata da ogni tipo di movimento, ad esempio parlando od inspirando aria, ed è migliorata dall’immobilità assoluta, al punto che il paziente si sostiene il petto con entrambe le mani per dominarla. Se la tosse si fa produttiva, con catarro giallastro, espulso soprattutto al mattino, sarà indicata Pulsatilla, mentre per coloro che non riescono ad espellere le secrezioni e peggiorano al calore della stanza o per essere ricoperti da indumenti caldi c’è l’indicazione ad Antimonium Tartaricum.

Si consiglia di assumere i rimedi suddetti alla 5 CH, due granuli da lasciar sciogliere sotto la lingua, ogni 1-2 ore a seconda dell’intensità dei sintomi, diradando sempre più al miglioramento degli stessi. Se la reazione febbrile è molto intensa è preferibile sciogliere i granuli in acqua: dieci granuli in un bicchiere di acqua naturale non fredda; una volta sciolti travasare la soluzione in un altro bicchiere, e viceversa, per dieci volte, ed assumerne un sorsetto, da trattenere in bocca trenta secondi prima di ingoiare. Ripetere i dieci passaggi ogni ora, ed assumere ogni volta un sorsetto come precedentemente descritto.

In tutti quei casi in cui la convalescenza tende ad essere prolungata, con fiacchezza e difficoltà a ritrovare le migliori condizioni psicofisiche, si consiglia di assumere una o più dosi, secondo controllo medico, di Sulfur 200 K il quale, facilitando l’eliminazione delle tossine residue, accelererà il processo di guarigione.

Alle persone, infine, in cui gli episodi influenzali o simil-influenzali si presentano con particolare ricorrenza, è consigliabile effettuare una visita omeopatica tendente ad individuare le cause dello squilibrio organico alla base di tale predisposizione, e sradicare, così, la tendenza al continuo ritorno dei sintomi.  


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