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Rimedi naturali contro l'insonnia

 

(di F. Candeloro - medico omeopata)

Più della metà degli adulti si lamenta di disturbi del sonno almeno intermittenti. Quelli maggiormente riferiti comprendono la difficoltà ad iniziare e mantenere il sonno, un'eccessiva sonnolenza diurna, associata a stanchezza e svogliatezza, e una serie di comportamenti particolari che comprendono sonnambulismo, alterazioni della fase REM e movimenti periodici degli arti.

Possono inoltre essere motivi transitori di insonnia modificazioni del ritmo sonno-veglia legate a cambiamenti del fuso orario (jet-lag) oppure a variazioni ambientali (cambio del proprio letto o soggiorni in letti di ospedale) oppure ancora a cambiamenti di lavoro, o eventi importanti e/o particolarmente ansiogeni.
L'insonnia riferita dai pazienti viene quindi di norma suddivisa, in base alla sua presentazione, come difficoltà di addormentamento (sleep onset insomnia) oppure come caratterizzata da frequenti e prolungati risvegli (sleep offset insomnia) oppure ancora come persistente sonnolenza diurna nonostante un periodo di riposo adeguato in termini di durata (sonno poco ristoratore). L'altro modo di classificare i disturbi del sonno è in rapporto alla loro durata nel tempo, per cui, come abbiamo visto, distinguiamo una forma transitoria legata a particolari eventi o situazioni, una forma acuta, o a breve termine, che può durare da alcuni giorni fino a tre settimane, e una forma cronica, o a lungo termine, che può persistere anche per mesi o anni sotto forma di disturbo a fasi alterne con esacerbazioni spontanee o indotte da eventi particolarmente stressanti.

Spesso le prime due forme, quella transitoria e quella a breve termine, sono sostenute anche da un'inadeguata igiene del sonno, caratterizzata da un modello comportamentale - precedente il riposo notturno - tale da non essere compatibile con un sonno adeguato. Tali possibili motivazioni vanno sempre opportunamente ricercate dal terapeuta che, prima di qualsiasi cura, farmacologica o alternativa che sia, è bene fornisca al paziente opportune indicazioni che possano migliorare, nel modo più naturale e semplice possibile, qualità e quantità del sonno. Questi accorgimenti comprendono: l'indicazione a cercare di andare a dormire, e di svegliarsi, più o meno alla stessa ora ogni giorno; di dedicarsi ad attività non particolarmente impegnative prima di coricarsi, come una lettura semplice, oppure l'ascolto di una musica rilassante o ancora a tecniche di rilassamento; di evitare di addormentarsi davanti alla TV, dal momento che la luce intermittente del video infastidisce il sistema nervoso e interferisce con il sonno; utile può essere un bagno caldo non più tardi di due ore prima del riposo, dal momento che un eccessivo riscaldamento del corpo, poco prima del sonno, può produrre all'opposto irrequietezza invece di rilassamento; evitare infine un'attività motoria importante e faticosa nelle tre ore che precedono il riposo notturno, essendo questa, così come i pasti abbondanti, fonte di stimolo del metabolismo. Nell'ambito delle possibili altre cause che possono favorire disturbi legati al sonno, poi, è utile ricordare che esistono una serie di affezioni neurologiche che si associano spesso a problemi d'insonnia, come la demenza, l'epilessia e il morbo di Parkinson, così come alcune affezioni di natura psichiatrica, piuttosto frequenti, tra cui la depressione, il disturbo d'ansia, la psicosi maniacale e la schizofrenia. Non devono essere dimenticate, infine, patologie che si accompagnano frequentemente ad un sonno disturbato per problemi di respirazione (asma e insufficienza cardiaca, ad esempio), di iperagitazione (ipertiroidismo) oppure ancora a problemi di natura digestiva (malattia da reflusso gastroesofageo).

Per quanto riguarda l'alimentazione, particolare attenzione dovrà essere posta alla caffeina, il cui effetto eccitante può persistere fino a sei-otto ore dalla sua assunzione; anche le sostanze alcoliche è bene non assumerle nelle due ore che precedono il riposo, infatti, benché il consumo di alcool determini sonnolenza, si accompagna tuttavia ad un sonno leggero e poco ristoratore. Carenze alimentari di alcune vitamine del gruppo B, dell'acido pantotenico e di alcuni sali minerali, tra cui il rame, così come bassi livelli di ferro, possono associarsi anche questi a problemi di insonnia: utile sarà quindi la supplementazione del ferro, in coloro che soffrono di una sua carenza, oppure il consumo di lievito di birra, contenente in quantità elevata vitamine del gruppo b e anche numerosi sali minerali. Dopo i 60 anni, poi, si osserva spesso una riduzione della secrezione di Melatonina, a sua volta possibile causa di insonnia: in questi soggetti può essere utile la sua somministrazione esogena, che tuttavia non dovrebbe mai essere fatta durante le ore diurne, per non interferire con i normali ritmi dell'organismo. Infine, sicuramente utile sarà cercare sempre di non far mancare nella dieta alimenti contenenti il triptofano, un aminoacido da cui si forma la serotonina, neuromediatore del buonumore, nonché agente chimico che interviene nella regolazione delle diverse fasi del sonno. I cibi maggiormente ricchi di triptofano sono: le banane, il formaggio fresco, il pesce, i datteri, il latte, le noccioline e il tacchino. Anche i carboidrati presenti nella pasta e nel riso possono favorire un ottimo riposo notturno.

Per quanto riguarda i farmaci convenzionali utilizzati nei problemi di insonnia, ricordiamo che il loro utilizzo varia a seconda che i disturbi siano a breve termine oppure tendano a cronicizzarsi: in entrambi i casi viene spesso utilizzata una classe di farmaci molto noti, le benzodiazepine, per cicli di durata non superiori alle 2-4 settimane nelle forme acute, oppure in maniera intermittente nelle forme croniche e, in quest'ultimo caso, spesso associati a basse dosi di farmaci antidepressivi ad azione sedativa. Tuttavia queste cure possono provocare, soprattutto se protratte, una serie di sgradevoli effetti collaterali, comprendenti debolezza, stato confusionale, movimenti involontari degli arti o dei muscoli mimici, alterazioni dei parametri epatici e dipendenza. Tra le terapie alternative, pertanto, a cui spesso si ricorre in questi casi proprio per evitare gli effetti secondari dei farmaci, quella omeopatica, se ben utilizzata, si mostra sempre efficace e particolarmente sicura. Anche per questa vale il discorso fatto per i farmaci, ovvero distinguiamo l'utilizzo dei rimedi omeopatici a seconda che i disturbi d'insonnia siano di recente insorgenza oppure datati nel tempo.

Nel primo caso la scelta del rimedio cadrà in base alla situazione che ha preceduto e scatenato il disagio, per cui avremo rimedi per la cura del jet lag, per problemi di insonnia conseguenti ad eccessive libagioni o surmenage intellettuale, oppure secondari a dispiaceri, contrarietà o eccessivo affaticamento fisico. Discorso ovviamente più complesso sarà il caso di quelle forme d'insonnia un po' datate, che tanto disturbano l'esistenza di coloro che ne sono affetti (ricordiamo a questo proposito che un'insonnia protratta si associa a deficit di concentrazione e di memoria, riduzione della reattività e creatività della persona, e infine anche ad una maggiore suscettibilità alle infezioni). In questi casi non sarà sufficiente soffermarci sulla causa scatenante dell'insonnia, che potrà risalire anche molto indietro nel tempo, ma, oltre a definire caratteristiche peculiari del disturbo in relazione agli orari precisi d'insorgenza nel corso della notte, e ad altri disturbi eventualmente concomitanti, sarà utile ampliare l'analisi alle caratteristiche emotive e reattive della persona, per arrivare ad inquadrare il disturbo d'insonnia come facente parte di una più complessa difficoltà di adattamento del soggetto a circostanze e avvenimenti, che potrà guarire definitivamente, e nella maniera più naturale possibile, solo se il miglioramento della qualità e della quantità del sonno sarà preceduto dal miglioramento di altre funzioni e reazioni - quest'ultime emotive e non - che caratterizzano la persona più tipicamente nelle ore diurne.

Ancora una volta, quindi, l'omeopatia si dimostrerà pienamente efficace solo quando applicata in maniera olistica al caso da curare, ovverosia somministrata tanto sulla totalità spaziale dell'individuo, quanto sulla sua totalità temporale, quest'ultima, nel caso specifico dell'insonnia, limitata, però, all'intera durata di una sua giornata tipo.
 

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