Questo sito fa uso di cookie, anche di terze parti. Si rinvia all'informativa estesa per ulteriori informazioni.
Continuando la navigazione su omeopata.org senza modificare le impostazioni del browser, l'utente accetta tale utilizzo.

Accetto
Omeopatia Roma
omeopata.org Dr. Candeloro omeopata Omeopatia Hahnemann Indicazioni Guarigione link divulgazione contatti
romaexplorer

La Pietà di Michelangelo

 

lo strazio dell'amore di Cristo cura delle nostre esistenze straziate
(di F. Candeloro - medico omeopata)

La Pietà di MichelangeloCi troviamo di fronte all'atto finale dello strazio dell'uomo: il corpo esanime di Gesù torna nelle braccia di colei che lo aveva concepito, portato in grembo e accolto alla vita terrena, tra quelle braccia che ora sono un tutt'uno con il corpo di Cristo.
Il volto di Maria tradisce tutta la desolata, ma composta, afflizione per la brutale sofferenza fisica arrecata a suo Figlio: ella aveva intuito fin dal principio il destino cui sarebbe andato incontro il prodotto del suo concepimento, ma lo aveva altrettanto consapevolmente accettato come passaggio obbligato affinché la gloria di Dio, espressione della supremazia della Vita sulla morte, potesse essere rivelata al mondo.

Quel mondo letteralmente atterrito dall'idea della morte fisica, certo, ma ancor di più dalla progressiva comprensione che, ancor prima del corpo, sono i nostri sogni e le nostre più naturali aspirazioni, a soffrire di quella stessa iniquità barbarica che ha appena giustiziato un uomo, che non si era limitato a parlare d'amore, ma lo aveva testimoniato nei suoi miracoli di guarigione e poi ancora di moltiplicazione dei beni terreni, e che di lì a poco sarebbe tornato a vivere nel fervore cristiano dei suoi discepoli, conquistati fino in fondo dalla Bellezza del redentore, e pronti ormai a cominciare quella missione di moltiplicazione della fede che Gesù, oggi come allora, affida ai più coraggiosi tra noi, coloro, cioè, che lo hanno potuto e voluto conoscere, seguendolo fino al sacrificio più estremo.

Sono costoro quanti, ancora oggi, riescono ad andare oltre a questa immagine, immagine di strazio e apparente sconfitta della missione cristiana, respiro trattenuto cui deve sottostare anche oggi chiunque operi con amore, e per il prossimo - inteso sia come vicinanza che come continuazione - proprio perché attraverso l'inatteso superamento del profondo sconforto di questo momento, che l'autore della scultura ha saputo tanto bene cogliere, si compia nuovamente quel prodigio di morte-rinascita che affievolisca il male, e chi lo opera, e rafforzi la fede, e la sua potenza creatrice e salvifica, in tutti coloro che aspirano ad una nuova era di giustizia e di pace.

E' dunque proprio da questo momento, allora, che il concepimento di Maria si sposta a noi: siamo noi che, davanti all'effige di un uomo e di una donna tanto straziati dal dolore fisico, e morale, siamo chiamati a sentire il dovere di farli rivivere per la stessa Vita che ci hanno voluto donare con il loro esempio, testimonianza vivente di un amore trascendente che li unisce anche in punto di morte, e di una fede inossidabile in quell'unico Dio che è prima di tutto luogo immateriale in cui tutti i nostri elementi ritrovano, quasi per magia, quella naturale armonia che il male, e il caos esistenziale che ne consegue, volevano per sempre renderci irraggiungibile.

Tutta la scena, allora, assume ben presto un significato nuovo, che è riaccensione di quella speranza che sembrava irrimediabilmente perduta: le braccia di Maria, che contengono il corpo straziato di Gesù, sembrano aprirsi in un gesto diverso e incantevole, che intende donare a noi tutti questo suo Figlio morto che, per noi, con noi e in noi, vuol tornare in vita, in un cerchio senza fine che intende lasciarci, nell'unico testamento di ricchezza che abbia veramente un valore, tutto quell'amore da cui nessuna distanza materiale potrà più separarci.

Accettare questo dono che Maria ci fa, è accettare la sfida di un'esistenza che non può interrompersi a quest'attimo, e tanto meno consegnarsi passivamente agli autori di questo misfatto, che desiderano solamente ridurci a loro sudditi. Gesù, invece, ora più che mai, desidera tornare a vivere in noi, per il grembo di sua madre: è quel maestro premuroso che vuole la nostra rinascita attraverso la piena identificazione in Lui, ricostituendo così quel legame lineare da cui originariamente proveniamo e a cui istintivamente, ma troppo spesso inconsapevolmente, desideriamo far ritorno, legame che è innalzamento alle sue stesse vette esistenziali, in un volo di cuore e mente che ci libera per sempre da assurde contese per effimere ricchezze materiali, che sono destinate a separarci da Lui, mortificando le nostre vite in un'emulazione acritica di simili sempre più svuotati di ogni comprensibile senso.

Gesù che giace esanime e straziato sul corpo di Maria, diviene allora quella medicina che, con la premura di una madre, viene offerta a tutti noi, straziati a nostra volta da una vita che non ci appartiene, nel primo rapporto di similitudine terapeutica che, come la miglior omeopatia, possa ridestare le nostre anime, tornando a far vibrare i cuori al ritmo di quel battito d'amore che è la Vita e il suo pieno compimento fuori e dentro di noi.

Non lasciamoci allora paralizzare da questa scena, ma andiamo oltre, cogliamo nel gesto di Maria l'offerta di una vita nuova e piena che solo da Lei, attraverso il suo preziosissimo figlio, e il dono di quel soffio vitale, che è la nostra anima finalmente ridestatasi, può venirci, cura balsamica che intende amorevolmente ricondurci al paradiso dei nostri cuori.
 

domande omeopatia
Copyright©2002 Tutti i contenuti, anche parziali, presenti su www.omeopata.org non possono essere riprodotti senza autorizzazione.