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Dal padre che ci sottomette a quello che ci rende liberi

 

cercare maestri di vita nelle figure che, fin dall'infanzia, ci stanno accanto
(di F. Candeloro - medico omeopata)

Attraversiamo un periodo storico in cui la figura paterna ha certamente perduto quei connotati di severità e autorevolezza che l'aveva contraddistinta da quella materna almeno fino ad una generazione fa. In realtà nel tempo l'autorevolezza della figura paterna era andata sfumando in una sorta di autoritarismo che aveva trasformato il padre in padrone assoluto, e dispotico, della famiglia, complice forse una certa debolezza del sesso femminile che, noncurante delle possibili conseguenze di un atteggiamento eccessivamente remissivo, aveva visto in questo modello maschile una sorta di approdo sicuro a tutti i suoi, pur giustificati, timori, esito peraltro di una disdicevole svalutazione del suo stesso ruolo.

Non è improbabile, tuttavia, che tutto ciò, a livello storico, abbia prodotto, a metà del secolo scorso, quelle figure dittatoriali che in alcuni stati sono sorte con un consenso allargato, perché scambiate come autorità capaci di guidare un'intera nazione a quella ricchezza smisurata che può provenire solo dalla barbarica sottomissione altrui, incarnando un desiderio comune di trasformare incapacità e frustrazioni personali in successi da sventolare, che non tenessero in alcun conto, però, le modalità seguite per raggiungerli. La devastazione che ha generato, a livello personale e sociale, questo atteggiamento di totale affidamento della propria esistenza a persone senza scrupolo, pronte a saccheggiare il prossimo e l'ambiente, pur di affermare il loro ruolo di dominio, ha portato lentamente, ma inesorabilmente, ad un cambio di direzione che, con la rivoluzione sessantottina, voleva proprio affermare la fine di ogni gerarchia dominante, a favore, però, di un egualitarismo di stampo decisamente nichilista.

Tutto ciò ha aperto la strada alla dissolvenza di ogni autorità, a cominciare proprio da quella paterna e materna, per passare poi a quella sociale e spirituale, promuovendo nell'uomo il suo diritto all'autogestione, all'autodeterminazione, secondo principi e inclinazioni da adattare, volta per volta, alle proprie esigenze. La mancanza di figure deputate al governo del singolo, nella sua immaturità affettiva e fisica, e della società, nel caos che la contraddistingue, ha inizialmente favorito nell'individuo quell'illusione di essere ad un passo dalla libertà tanto agognata, che si identificava proprio nel non voler porre alcun limite e freno alle proprie esigenze personali, avvertite sempre e comunque come irrinunciabili.

Alla dittatura dell'altro, l'essere umano a poco a poco ha sostituito la dittatura dei propri bisogni, sempre più importanti di quelli del prossimo, e comunque tali da dover essere soddisfatti presto e bene, pena l'insorgenza di un malessere esistenziale sempre più insopportabile e fonte a sua volta di nuovi desideri da saziare con altrettanta solerzia. La rivolta a qualsiasi forma di dominio proveniente dall'esterno, peraltro in passato anch'essa solo illusoria di un benessere esistenziale rimasto invece miraggio, è stata in questi anni, dal sessantotto in poi, così intensa e perdurante che, tanto in famiglia, quanto nella società, poco si è fatto per contrastarla, ed anzi molti hanno visto nella sua affermazione più diffusa, la possibilità di trovare un'altra via di dominio del prossimo, identificandosi come strumento irrinunciabile per il raggiungimento, a livello personale e sociale, di quegli scopi della vita considerati determinanti nel generare in ognuno felicità e piena soddisfazione.

E così, a poco a poco, i genitori sono diventati sempre più accondiscendenti con i propri figli, consapevoli che il venir meno al loro ruolo naturale di educatori, li svincolava però anche da altre responsabilità, coniugali e familiari, certamente ancora più onerose; allo stesso modo i governanti hanno allentato quel rigore e quella severità necessarie a mantenere in equilibrio una società sempre più variegata, consapevoli a loro vota che il cedere su aspetti della vita non contrattabili, avrebbe permesso loro una maggior libertà per esercitare in politica i propri interessi piuttosto che quelli della nazione; coloro, infine, che avrebbero dovuto essere i tesorieri della spiritualità di ogni individuo, dal concepimento fino all'inevitabile trapasso, si sono mostrati sempre più tolleranti nell'assecondare i vizi altrui, limitandosi ad annunciare la necessità di seguire comportamenti coerenti con la propria natura, senza sentirsi in obbligo, però, quei comportamenti di incarnarli in prima persona.

Questo progressivo declino della società ha condotto alla svalutazione dell'esistenza umana, della vita in ogni sua forma e soprattutto nel suo divenire, favorendo all'opposto l'importanza della ricchezza materiale e dell'avvenenza fisica in una nuova religione dell'apparenza e dell'inganno che ha finito per svuotare la persona della propria anima. Ma è proprio questa che dona pienezza e sostanza ad ogni essere e avere, e non a caso proprio per questo motivo assistiamo, ai giorni nostri, ad una crisi economica senza precedenti, perché troppo si è investito su valori effimeri e transitori, e pochissimo sulla responsabilità umana a tutti i livelli del suo agire.

Tuttavia proprio questo stato estremo di povertà, sia materiale sia spirituale, rappresenta il limite migliore per riscoprire il senso della paternità, del governo dell'altro e di sé, del dominio sulle passioni lasciate libere di esprimersi piuttosto che comprese ed orientate all'attesa-ricerca di poter godere dei frutti più prelibati dell'umana esistenza. L'uomo sembra poter tornare a comprendere, allora, che il suo bisogno più grande è quello di una guida, di un maestro di vita che abbia fatto piena esperienza di questa dentro e fuori di sé, e la possa così rivelare agli altri. Si fa sentire sempre più forte, in altre parole nell'estremo smarrimento esistenziale dei nostri giorni, il desiderio di incontrarci con persone a cui affidare con animo sereno i nostri dubbi, i nostri inevitabili errori, i nostri dilemmi esistenziali, nella speranza che le esperienze passate di un governo che era sottomissione, o di una libertà che è diventata anarchia di comportamento e di pensiero, possano riunificarsi in figure che, a tutti i livelli, siano capaci di far riemergere quell'umanesimo che è in tutti noi, e che aspira a rimodellarsi intorno ad un'anima tutta da riscoprire e conoscere, che diventi così il filo conduttore della comunione umana e, di conseguenza, del trionfo del bene su ogni male.

Proprio quel padre celeste che la nostra religione ci invita a seguire con fiducia, nella più bella preghiera di affidamento che è il Padre Nostro, può ora tornare a mostrare il proprio volto benevolo in quello di chi è riuscito ad attraversare quest' epoca senza lasciarsi condizionare da mode e comportamenti altrui, ed è così rimasto fedele al proprio cuore, giungendo ad incarnarla con quella mitezza, ma anche quella rocciosa fermezza, che da sempre le appartengono. Da un Dio dominatore e giudice intransigente, di cui il despota terreno doveva essere effige sbiadita, ecco che ognuno di noi può tornare a sentirsi amato da un Dio premuroso, paterno e materno allo stesso tempo, pronto a dispensare consigli e ammonimenti certo, ma anche vicino alle nostre sofferenze, capace di manifestarsi quotidianamente nel volto, trasfigurato, del proprio padre, quando questi ritorna con impegno, e crescente soddisfazione, ad esercitare il ruolo educativo che gli compete, nonchè della propria madre, quando essa torna a farsi sposa e sorella di vita sempre e solo nella sua più incantevole pienezza, di cui far dono al coniuge e ai figli, con rinnovato entusiasmo quotidiano; ma ancora potremo arrivare a percepire la presenza del divino nell'insegnante che, da ogni più semplice nozione, riesce ad estrapolare ogni volta una nuova lezione di vita, oppure nel governante che sente finalmente propria la missione di ricucire gli strappi di una società dove è venuto meno il senso della condivisione e dell'ammirazione per chi, con onestà, ci supera per impegno e profitto, e infine nel religioso, che torna finalmente ad incarnare quei principi di amore e fratellanza di cui la parola diverrà allora semina potente nel cuore del prossimo, e continuazione di quella missione di sostegno e conforto, che significa rimettere l'altro, con rinnovata fiducia, sul viale del divenire.

Famiglia, scuola, governo e religione rappresenteranno così i pilastri inossidabili di una società che, a cascata, tornerà ad effondere in ognuno di noi quei principi che, soli, ci renderanno persona, grazie al dominio di sentimenti e percezioni che acquisteranno così un rinnovato significato, e sempre condurranno l'individuo lì dove il suo cuore si incontrerà con il divino, non più avvertito despota e dittatore, ma bensì artefice paterno e meraviglioso della sua più suprema libertà.
 

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