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Osteoporosi e omeopatia

 

la prevenzione migliore contro la fragilità non solo fisica
(di F. Candeloro - medico omeopata)

Per osteoporosi si intende una condizione, comune in particolare nelle donne dopo la menopausa, caratterizzata da una riduzione sia quantitativa che qualitativa dell'osso, che appare così più fragile e quindi più facilmente predisposto alle fratture. Molto spesso si tratta di una condizione per lo più asintomatica che viene riconosciuta a seguito di una frattura provocata da eventi traumatici che, in condizioni ottimali, non sarebbero stati in grado di determinare alcun danno.
I siti ossei più esposti a questo rischio sono le vertebre, il collo del femore e il polso.

Proprio l'interessamento delle ossa vertebrali può provocare, nel tempo, un dolore cronico da modificazione della postura, che deriva a sua volta dai cosiddetti crolli vertebrali, e comprende cifosi ad ampio raggio e protuberanza dell'addome con conseguenti deficit della respirazione e/o sintomi addominali (difficoltà digestiva e stitichezza) oltre a forme persistenti di lombalgia e sciatalgia.

Oltre alle forme primitive di osteoporosi dell'età giovanile, senile e della menopausa, esistono anche forme secondarie a malattie delle ghiandole endocrine (iperparatiroidismo, sindrome di Cushing, diabete e ipertiroidismo), a malassorbimento intestinale (morbo celiaco) e a malattie del sangue (mieloma) e reumatiche (artrite reumatoide e LES); anche il prolungato disuso di un arto, o l'immobilizzazione forzata a letto sono importanti fattori di rischio per l' osteoporosi, così come l' utilizzo prolungato di alcuni farmaci tra i quali i cortisonici, gli ormoni tiroidei, gli anticoagulanti e altri ancora.

La diagnosi di osteoporosi si ottiene in generale per mezzo di un esame radiologico a bassa dose di radiazioni conosciuto come densitometria ossea o MOC, e viene espresso in termini di deviazioni standard, in meno, da un valore di riferimento medio dell'età giovane adulta (T score): si parla di osteoporosi a partire da valori di 2.5 DS in meno (T score < – 2,5) rispetto a questa media. L'esame, in assenza di importanti fattori di rischio, è indicato nelle donne che hanno più di 65 anni, ma in presenza di menopausa insorta prima dei 45 anni, peso corporeo inferiore a 58 Kg, pregresse fratture da fragilità, personali o familiari, tabagismo, alcolismo e uso prolungato di determinati farmaci è certamente raccomandato prima di questa età.

L'osteoporosi, nella sua forma primitiva e postmenopausale, è una di quelle malattie che maggiormente si può controllare con un attento stile di vita: la prevenzione in tal senso dovrebbe iniziare prima dei 30 anni di età, al raggiungimento cioè del picco di massa ossea, e consistere nel rispetto di alcune norme dietetiche e comportamentali che comprendono una adeguata assunzione di calcio con l'alimentazione (1.000 mg/die fino a 50 anni di età e poi fino a 1500 mg/die nelle donne dopo la menopausa) l'esposizione giornaliera alla luce solare, che facilita la formazione di vitamina D, la quale a sua volta favorisce l'assorbimento del calcio contenuto nella dieta (dieci quindici minuti al giorno, almeno, fino ai 40 anni, e circa un'ora al giorno, due tre volte a settimana, dopo i 65 aa), la pratica regolare di un'attività fisica moderata, l'abolizione del fumo di sigaretta, e la limitazione del consumo di alcool e di sale nella dieta. A proposito di quest'ultima, ricordiamo che il calcio è presente soprattutto nel latte e nei suoi derivati, e tra questi in particolare nei formaggi stagionati (emmenthal e grana), nel pesce azzurro e nella frutta secca (mandorle, noci e nocciole), e che proprio il calcio assunto con gli alimenti si è dimostrato più utile nella prevenzione dell'osteoporosi di quello assunto per mezzo degli integratori, specialmente dopo i 65 anni di età. Tra gli integratori alimentari, invece, utili si sono dimostrati a questo scopo gli isoflavoni della soia, in quanto sembrerebbero in grado di facilitare il mantenimento della densità ossea.

Se la prevenzione alimentare e comportamentale, specialmente per l'azione dei fattori di rischio citati sopra, oppure per la presenza di patologie che si accompagnano al problema delle ossa, non è in grado di arrestare la malattia, da un punto di vista tradizionale si può ricorrere ad una serie di farmaci che possono essenzialmente essere suddivisi in farmaci che si oppongono all'eccessivo riassorbimento delle ossa (bifosfonati, estrogeni e raloxifene) e farmaci che ne stimolano la formazione (derivati dell'ormone paratiroideo).

Ovviamente, come sempre, il ricorso a queste terapie è spesso complicato dagli effetti collaterali che possono derivarne. Con i bifosfonati ricordiamo in particolare le problematiche legate alla loro assunzione, anche settimanale, per un'azione irritativa-lesiva sulla mucosa dell'esofago, che costringe ad assumerli a stomaco vuoto, in posizione eretta e con abbondante acqua, restando a digiuno per un'altra mezz'ora circa dalla loro assunzione, ed evitando perfino di sdraiarsi; l'utilizzo degli estrogeni come terapia ormonale sostitutiva ormai è caduto in disuso per i rischi cardiovascolari cui è esposto il paziente (infarti e ictus su base tromboembolica) e tumorali a carico di mammella e ovaie, questi ultimi in parte ridotti con il raloxifene, che agisce in senso anti estrogeno su utero e seno, e anti riassorbitivo sulle ossa; infine la teriparatide, un analogo sintetico dell'ormone paratiroideo, che ha azione stimolante sulla formazione ossea, è particolarmente costoso e indicato in terapia iniettiva giornaliera solo per un periodo non superiore ai due anni.

E' evidente dunque che, anche per questa patologia come per numerose altre, ci troviamo di fronte a farmaci il cui rapporto rischio/beneficio, nonché la cui maneggevolezza, molto spesso non ne permettono un utilizzo prolungato, portando dunque in molti casi a preferire terapie più naturali che permettono un maggior rispetto di quelle norme comportamentali che sono le nostre migliori alleate nella prevenzione di un gran numero di patologie. E' interessante osservare anche come tra i fattori di rischio dell'osteoporosi c'è proprio la costituzione eccessivamente longilinea del soggetto, che da un punto di vista omeopatico fa immediatamente pensare ai soggetti fosforici e, in parte, ai muriatici, i quali presentano da subito una certa fragilità per via o di alterazioni genetiche nella formazione dello scheletro (fosforici), oppure di deficit di assorbimento di numerosi oligoelementi, tra cui anche il calcio (muriatici).

Con una terapia omeopatica, pertanto, che spesso si rende necessaria in tali soggetti fin dalla prima infanzia, proprio per una loro maggiore vulnerabilità di base, la prevenzione può iniziarsi allora ben prima di quei trent'anni che abbiamo citato in precedenza: in questi pazienti, infatti, aldilà delle attenzioni alla dieta e all'attività fisica, possono esistere condizioni fisiologiche che impediscono comunque un corretto assorbimento degli elementi costitutivi di molti cibi, o una struttura scheletrica e muscolare non in grado di sostenere a lungo e correttamente gli sforzi fisici; ecco che allora persone di questa tipologia potranno nel tempo rivolgersi a quegli stimolanti, come caffè, fumo e alcool che in qualche maniera facilitano il mantenimento di prestazioni adeguate alle loro necessità, oppure calmano quegli stati d'ansia inevitabilmente provocati, e accresciuti, dalla percezione di minor prestanza fisica che, in una società sempre più competitiva come quella attuale, può essere, più o meno consapevolmente, avvertito come un limite importante al raggiungimento dei propri obiettivi.

In queste persone si instaura così un circolo vizioso che, una volta avviatosi, diventa sempre meno facile da interrompere e, arrivati ad età della vita in cui si verifica inevitabilmente un'ulteriore perdita dell'assorbimento del calcio, come appunto l'epoca della menopausa, possono insorgere con sempre maggior frequenza quelle fratture che rappresentano la materializzazione sul corpo della fragilità della persona che così, anche mentalmente, ne diviene sempre più convinta.

L'omeopatia allora è quella medicina che, proprio per le sue caratteristiche, in soggetti di queste costituzioni, che sono certamente i più esposti alle fratture della menopausa, si dimostrerà tanto più ottimale quanto più precoce, proprio perché finalizzata a quella prevenzione che permetterà a individui costituzionalmente più fragili, di competere al meglio per loro specifiche peculiarità, in una società dove spesso è necessaria proprio quell'eleganza dei modi e quella gentilezza delle maniere che diversificano l'umanità, e vanno a costituire, tra tutti, quegli elementi sociali che della mitezza faranno nel tempo la loro forza e, proprio per tale forza, in ogni epoca, meglio di tutti, e anche degli individui più resistenti fisicamente, sapranno indicarci la via ottimale per tirarci fuori da quelle crisi, personali e sociali, che solo il cuore sa sempre come sanare.
 

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