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Cos'è l'omeopatia - Intervista per Sanità Roma

 

(di F. Candeloro - medico omeopata)

Il dott. Francesco Candeloro, nato nel 1967 a Roma, si è laureato in Medicina e Chirurgia e si è perfezionato in Medicina Generale e Medicina Interna. Approfondisce lo studio dell'Omeopatia con gli insegnamenti della scuola del prof. A. Negro, decano e maestro dell'Omeopatia in Italia, recentemente scomparso. Il dott. Candeloro è attualmente uno dei massimi esponenti dell'omeopatia unicista, di cui lui stesso ci parlerà e sulla quale è impegnato in una prolifica opera di divulgazione.

1. Dott. Candeloro, che cos'è l'omeopatia?
Definire l'omeopatia in poche righe è sempre difficile: essenzialmente è un metodo di diagnosi e cura delle malattie, individuato da Hahnemann nei primi anni del XIX sec. Si tratta in effetti di un metodo già osservato e praticato in medicina fin dai suoi albori, individuato dalla stesso Ippocrate, ma definito nei suoi principi guida dal medico sassone. In pratica, consiste nel somministrare a pazienti affetti da determinate patologie, quella sostanza, di uno dei tre regni della natura che, somministrata ripetutamente ad un individuo sano, ha fatto emergere in lui sintomi molto simili a quelli della malattia da curare.
In realtà, poi, l'approccio omeopatico permette di riconoscere la natura unitaria e psicosomatica di ogni essere umano, e di trattare questo nel rispetto della sua natura, e della sua individualità, pervenendo così ad una terapia non solo sintomatica bensì causale.

2. Che cos'è l'omeopatia unicista, di cui lei in particolare si occupa? Quante scuole di pensiero esistono in merito a questa disciplina?
Diciamo che le scuole di pensiero sono in continua proliferazione e ciò nasce essenzialmente da alcune incomprensioni, che non permettono al medico di uscire da quanto egli ha appreso nel corso dei suoi studi universitari. Essenzialmente due sono gli errori che conducono i medici ad approcci distanti dalla metodologia originaria, che è anche la più efficace: il non voler accettare la natura unitaria e indivisibile di ogni essere umano, fin dal suo primo concepimento, che porta così a trattare ogni sintomo come una patologia a se stante di questo o quell'organo, e il non accettare la visione energetica, che sostiene e guida l'organismo tanto nello stato di salute quanto in quello di malattia.
Conseguenza di queste due visioni, distorte, del metodo, sono gli approcci pluralisti, in cui, appunto, ogni organo o funzione sono trattati ancora come fossero separati da tutto il resto, e quello complessista che, oltre che trattare ogni singolo disturbo con rimedi diversi, utilizza questi ancora a dosaggi ponderali, e così potenzialmente tossici. Infine si sta affermando la medicina integrata, che utilizza contemporaneamente approccio allopatico (farmaci comuni) e omeopatico (rimedi della natura diluiti e dinamizzati) entrando spesso in conflitto, però, proprio con lo sforzo di tutto l'organismo per riportarsi in salute.

3. Quali problemi si possono curare con l'omeopatia?
L'omeopatia, da quanto abbiamo appena detto, non cura semplicemente il sintomo o la malattia, ma tutta la persona che è affetta da questa o quella patologia. In ognuna di queste, anche nelle malattie più avanzate, l'organismo cerca in qualche maniera di opporsi, più o meno efficacemente, alla stessa, e di pervenire alla migliore guarigione possibile, che tuttavia in alcuni casi non è più perseguibile.
Non esistono dunque potenziali limiti alle cure omeopatiche che, nelle malattie avanzate e degenerative/distruttive permettono ancora la migliore palliazione possibile, limitando l'uso di farmaci allopatici che, in simili circostanze, sono spesso comunque necessari.

4. Le cure omeopatiche sono indicate particolarmente in campo pediatrico e per le donne in gravidanza, perché?
Essenzialmente per l'atossicità dei rimedi somministrati: le ultradiluizioni che vengono sovente utilizzate in queste due delicate epoche della vita umana, e che numerosi studi hanno dimostrato ancora efficaci, sebbene privi di molecole della sostanza iniziale, ma pur tuttavia costituite di un solvente, l'acqua, capace di modificare le sue variabili ultramolecolari e quindi il suo stato in seguito all'interazione dinamica con la sostanza originaria, queste ultradiluizioni, dicevamo, quando utilizzate con sapienza, non apportano nulla in più o meno in un organismo che riconosce le sostanze dal potere farmacologico come estranee, e quindi vi si oppone (effetti collaterali), mentre le stesse, opportunamente trattate, come nel caso dell'omeopatia, stimolano i processi vitali esistenti, e ancora integri, a reagire beneficamente, per riportare tutto l'organismo al miglior stato di salute possibile.

5. Ci parla dei principali pregiudizi che esistono su questa disciplina? Quali sono le resistenze più diffuse?
E' soprattutto il mondo accademico, o supposto tale, a mostrare questi pregiudizi, nei confronti di una scienza che basa le sue deduzioni dal metodo sperimentale, formulando, cioè, ipotesi che devono trovare conferma solo dall'esperienza dei fatti; ma il problema fondamentale è l'aspetto di ultradiluizione dei rimedi omeopatici, che non trova d'accordo chi vuole soppesare tutto, e non accetta, come spiega la fisica quantistica, l'esistenza di una natura ultrasottile e fine della materia vivente, che ne sostiene la sua esistenza e la sua sopravvivenza.
Ovviamente la forza di un'informazione distorta e di parte, per motivi che poco hanno a che fare con la salute, finisce per fare il resto e condizionare una popolazione, la nostra che, invece di cercare risposte in se stessa, da tempo ormai le cerca negli altri, e le valuta veritiere solo quando particolarmente diffuse.

6. Lei si è formato presso la scuola del dott. Negro, che è scomparso non molto tempo fa. Come lo ricorda?
Lo ricordo come un medico di altri tempi, capace di visitare qualsiasi essere umano, dal bambino, alla donna in gravidanza, all'anziano e fragile. Oggi la specializzazione medica ha fatto perdere questa capacità non solo di visitare il paziente nella sua interezza, ma di fronteggiarsi contemporaneamente con epoche diverse della vita, che tuttavia, solo quando osservate così, affinano il sapere medico, perché gli fanno apprezzare la vita nel suo sforzo, a tutte le età, per riportarsi in salute, così come nella sua atemporalità, che ci permette di cogliere, quasi profeticamente, tutte le stagioni, presenti passate e future, in ognuno di noi.

7. Ci parla di un caso medico che le ha dato particolarmente soddisfazione?
In generale non mi piace parlare di singoli casi clini, non lo trovo deontologicamente corretto e può essere fuorviante per molti pazienti che certamente sono resi fragili, anche e soprattutto emotivamente, dalla malattia. Mi piace invece ricordare i molti pazienti che si affidano con costanza alle cure omeopatiche, sfidando i pregiudizi e, perché no, anche gli sforzi economici cui si sottopongono, ma di giorno in giorno, di anno in anno, vedono come la loro scelta gli dia qualcosa in più rispetto al resto della popolazione che, prima ancora che soggiacere ai suoi malanni, soggiace ad un pregiudizio alimentato ad arte.

8. Ci sono delle differenze nell'approccio all'omeopatia in Italia, rispetto all'estero?
Risponderò sinteticamente: c'è più liberta di scelta all'estero, più democrazia, più onestà intellettuale da parte di tutti gli operatori sanitari, più coraggio e ammirazione nei pazienti. Tuttavia la tentazione di fuggire, deve essere contenuta sempre dalla visione missionaria che ognuno di noi ha, specialmente nell'operare bene e per il bene, e quindi le dico anche che, l'anarchia nel campo degli approcci terapeutici alternativi, tipica di questo paese, lo rende anche il terreno ideale per la nascita di personalità eccellenti del campo, tra cui mi piace sempre ricordare il sopra citato prof. Antonio Negro.
 

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