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Inquinamento ambientale e inquinamento del cuore

 

come e perché l'omeopatia può curare entrambi
(di F. Candeloro - medico omeopata)

L'aria malsana delle città non è un problema poi così recente. Dalla Roma imperiale al Medioevo, fino alla rivoluzione industriale, il progresso ha sempre avuto uno scotto da pagare.
Per quanto numerose battaglie per proteggere l'aria dall'inquinamento siano state vinte, tra cui quella per abbattere le concentrazioni del biossido di zolfo (SO2), derivante dalla combustione del carbone e di altri combustibili contenenti zolfo, altri elementi inquinanti, nel frattempo, si sono portati all'attenzione degli addetti ai lavori.
Sono trascorsi più di cinquant'anni, ormai, da quel lontano 1952 in cui la città di Londra rimase avvolta in una fitta nebbia per cinque giorni. Quello che si rilevò nell'immediato, purtroppo, fu un'impennata della mortalità e del tasso di malattie respiratorie e cardiache. E la mortalità rimase sopra la normalità per diversi mesi. Proprio in quell'occasione, dalla fusione tra le parole smoke (fumo) e fog (nebbia) nacque il termine smog che ha attraversato decenni per descrivere un insieme di inquinanti gassosi e polveri.
Negli ultimi anni è stata data maggior attenzione alle polveri, la componente particolata estremamente sottile, al punto tale che riesce a penetrare l'apparato respiratorio ed entrare nella circolazione corporea.
Le polveri sottili in realtà sono una miscela complessa di molte sostanze, inclusi i metalli e il carbone organico. Il loro ingresso attraverso le vie respiratorie non è certo senza conseguenze e si verifica quando le dimensioni del diametro sono inferiori a 0,1 micrometri (PM0,1), ma anche con diametri inferiori a 2,5 micrometri (PM2,5) e inferiori a 10 micrometri (PM10) le cose non migliorano: sono proprio queste polveri, infatti, gli inquinanti più dannosi per la salute dell'uomo, poiché, posizionandosi direttamente sulla mucosa dell'albero respiratorio e sugli alveoli, esse possono causare disturbi dell'apparato respiratorio, che vanno dalle semplici irritazioni a patologie più gravi, cancro compreso. A questo proposito, è stato osservato che nell'arco di due anni di esposizione ad inquinamento da PM10, in popolazioni di pazienti già colpiti da insufficienza cardiaca, da malattia polmonare ostruttiva cronica (BPCO), da diabete e da malattie infiammatorie, si verificava un deciso aumento della mortalità.
La più temuta conferma degli effetti nocivi delle polveri sottili interessa purtroppo i bambini, ed è stata riportata da diversi studi. Innanzitutto è stata individuata un'associazione tra la comparsa di tosse e di sibili respiratori, in assenza di un raffreddore, e l'esposizione a PM10. Questo lavoro è stato condotto su un centinaio di bambini sani di età compresa tra 8 e 15 anni; in 64 di loro (56%) è stato rinvenuto carbonio contenuto nelle cellule delle vie aeree.
A scanso di catastrofismi va anche detto che grazie al passaggio al metano, all'aumento dei veicoli a norma Euro, alla scomparsa del carbone e al contrasto del benzene, va in ogni caso meglio che 20 anni fa. Ma meglio non significa bene.
Le principali polveri sottili sono prodotte dal traffico veicolare e dagli impianti di riscaldamento, e, in effetti, i picchi d'inquinamento coincidono con l'inverno, quando il riscaldamento delle case è al massimo.
Un quadro piuttosto preoccupante, rispetto al quale l'Unione Europea ha stabilito nel 1999 i nuovi limiti dell'inquinamento urbano. A questo si devono gli interventi recenti delle amministrazioni locali con targhe alterne e blocchi del traffico.
Ma serve a qualcosa il blocco occasionale del traffico? Gli esperti sostengono che quando si oltrepassa una soglia d'allarme, interventi di questo tipo sono utili, altrimenti i blocchi occasionali fatti la domenica, quando per altro c'è normalmente meno traffico, non fanno granché. Al più possono servire a livello propiziatorio per educare i cittadini a non usare la macchina.
L'inquinamento andrebbe affrontato separando le aree di traffico da quelle di lavoro, ricorrendo di più ai mezzi pubblici, possibilmente elettrici, non scaldando troppo le case, basti pensare che ogni grado in più aumenta del 5% il rischio. E' un problema culturale, bisognerebbe imparare a rinunciare ad un po' di caldo in casa e ad usare meno le automobili. Non bastano gli interventi di emergenza, perciò, ma servono interventi strutturali come l'eliminazione dei mezzi più inquinanti, la drastica riduzione del trasporto privato e il rilancio della mobilità pubblica. Obiettivi che si possono raggiungere con l'impegno di diverse istituzioni, ma anche con quello dei cittadini.

L'inquinamento indoor si riferisce, invece, alla presenza di contaminanti fisici, chimici e biologici nell'aria degli ambienti chiusi, e in particolare di tutti i luoghi confinati adibiti a dimora, svago, lavoro e trasporto. Alcuni inquinanti indoor possono provenire dall'esterno, e sono dunque legati all'inquinamento atmosferico, ma la maggior parte di essi sono prodotti all'interno degli edifici stessi.
Le principali fonti d'inquinamento indoor provengono dall'uomo e dalle sue attività (pensiamo al fumo di tabacco in particolare), dai materiali di costruzione, dagli arredi e dai sistemi di trattamento dell'aria. Alcune sostanze come gli ossidi di azoto e gli ossidi di zolfo si sviluppano nei processi di combustione domestica (fornelli a gas, riscaldamento, ecc.). Pensiamo poi alle intossicazioni acute da monossido di carbonio dovute al mal funzionamento delle caldaie e scaldabagni domestici, che ogni anno determinano numerosi decessi e ricoveri ospedalieri.
Non va sottovalutata, inoltre, la presenza di residui d'amianto, utilizzato in passato per la coibentazione, e che può essere ancor oggi rilasciato negli ambienti chiusi. E non dimentichiamoci, infine, che anche le stampanti, i plotter e le fotocopiatrici presenti negli uffici possono determinare emissioni di sostanze dannose alla salute umana. In particolare, l'utilizzo sempre più diffuso di macchine fotocopiatrici e stampanti è stato associato alla sindrome dell'edificio malato (SBS) ed il loro impiego costituisce una delle principali sorgenti di rischio da prendere in considerazione ai fini di un'adeguata valutazione del rischio chimico negli ambienti di lavoro della pubblica amministrazione ai sensi della legge 626/94.
Fotocopiatrici e stampanti laser sono apparecchiature in grado di emettere diversi agenti chimici (ozono, solventi, polveri di toner, Se, Cd): l'ozono è un gas generalmente incolore, caratterizzato da un odore pungente, ed è un elemento naturale dell'atmosfera la cui presenza nella stratosfera (15 – 30 km di altitudine) consente di schermare la radiazione solare UV. Negli ambienti di vita e di lavoro l'ozono è invece considerato un inquinante a causa delle sue proprietà pericolose. Studi tossicologici hanno, infatti, dimostrato che l'ozono è un irritante per l'apparato respiratorio e per gli occhi, in grado, inoltre, di alterare la funzionalità polmonare.
Un altro aspetto da prendere in particolare considerazione per gli effetti sulla salute umana derivanti dalla presenza di ozono negli ambienti di vita e di lavoro è dato dall'elevata reattività di questa molecola, che può risultare nella formazione di sostanze pericolose (ad es. formaldeide). Normalmente, la concentrazione di ozono nei pressi di fotocopiatrici e stampanti non è tale da causare sintomi agli operatori e, a condizione che le misure di prevenzione e controllo (impiego di apparecchiature a bassa emissione, impiego di apparecchiature equipaggiate con filtro per l'ozono, dislocazione delle apparecchiature in ambienti ventilati e separati, scarico all'esterno delle emissioni, adeguata manutenzione delle apparecchiature) siano regolarmente adottate e rispettate, il rischio d'esposizione può essere considerato accettabile. Tuttavia, sopratutto in condizioni d'impiego frequente e continuo di fotocopiatrici, stampanti laser e fax, ed in assenza di un'adeguata ventilazione dei locali, e di un controllo periodico delle apparecchiature, il rischio di esposizione potrebbe risultare non trascurabile, e tale da richiedere un monitoraggio ambientale dell'esposizione occupazionale.

Un'altra fonte di rischio per l'uomo è quella che deriva dagli alimenti: i contaminanti alimentari possono essere suddivisi in contaminanti naturali e chimici. I primi sono costituiti dalle tossine, veleni prodotti dal metabolismo di batteri e funghi, che possono proliferare negli alimenti. La contaminazione chimica comprende invece l'uso crescente di antiparassitari e diserbanti, presenti ormai in tracce in tutti gli alimenti e nelle acque, il ricorso agli additivi chimici per la conservazione a lungo termine degli alimenti e la contaminazione degli stessi da parte di quei prodotti chimici, spesso tossici, che si liberano nel corso di numerosi processi industriali. Se le conseguenze che derivano dall'ingestione di alimenti contaminati dalle tossine dei microrganismi sono a tutti in parte note, e comprendono prevalentemente sintomi a carico dell'apparato gastrointestinale (nausea, vomito, diarrea, disidratazione, ecc.), meno note e più subdole sono quelle che derivano dalla presenza di additivi e diserbanti. Così, se da una parte frutta e verdura sono unanimemente consigliate da nutrizionisti, medici e dietologi come la chiave per un'alimentazione sana, dall'altra si assiste al paradosso che contengono tali e tante sostanze nocive, da mettere sicuramente a rischio la salute di chi le consuma.
Un frutto su due che arriva sulle tavole è contaminato. La situazione è più confortante per quel che concerne la verdura, con il 78,1% di campioni senza residui; sul 14,1% dei campioni analizzati è stata rilevata la presenza di un pesticida, mentre il 6,1% presenta più pesticidi nello stesso prodotto. Ancora più confortante il fatto che la frutta di produzione italiana risulta migliore di quella importata. Per quanto riguarda gli effettivi rischi per la salute dell'uomo, solo per fare alcuni esempi, ricordiamo che uno studio belga ha riportato che l'esposizione dei lavoratori ai pesticidi aumenta il rischio di cancro alla prostata, mentre un'altra ricerca, condotta da esperti statunitensi, ha rilevato come siano sufficienti quantità piccolissime di queste sostanze per provocare effetti negativi sulla qualità dello sperma, con diminuzione della fertilità maschile. Non solo. I pesticidi avrebbero un impatto anche sullo sviluppo cerebrale e sul sistema immunitario, tanto che un altro studio dell'Università di Seattle, che ha analizzato i residui da pesticidi e loro metaboliti in bambini di età prescolare, ha concluso che i piccoli che consumano frutta e verdura biologica presentano una concentrazione di residui sei volte più bassa dei coetanei che consumano prodotti convenzionali. Dati che hanno portato a mettere in relazione l'aumento vertiginoso di patologie comportamentali con l'aumento dell'assunzione di questi inquinanti.
Oggi tuttavia è radicalmente modificata l'impostazione alimentare, perché è scivolata verso un mercato di tipo industriale. L'alimentazione industriale ha radicalmente alterato la presenza di fibre integrali, importanti al nostro organismo, mettendo in commercio cibi che hanno uno scarsissimo valore biologico nutritivo, e che per motivi commerciali vengono alterati per ingannare il palato (vedi glutammato), e consentirne così una sorta di dipendenza, obbligandone ad un nuovo acquisto. Nella catena industriale i cibi contengono la metà di quelle fibre indispensabili alle nostre reali necessità, e almeno il 60% di quelle assunte dai nostri nonni.
Si evince allora che per mantenere un buono stato di salute generale, è necessario integrare l'alimentazione con fibre e probiotici. Certamente il biologico non è il cibo dei nostri antenati, per il semplice fatto che sono state alterate le condizioni ambientali generali che ne permettono la genuinità di una volta, rimane tuttavia la situazione da preferire, soprattutto per l'alimentazione dei nostri bambini, nonostante il loro prezzo sia ancora per pochi.

In questo scenario non certo rassicurante, l'essere umano può trovare nella medicina omeopatica una sicura alleata, capace di agire, per lo meno attraverso tre diversi livelli di cura, al fine di contrastare al meglio l'azione dannosa degli inquinanti ambientali ed alimentari sulla nostra salute.
L'individuazione di almeno tre diversi livelli di cura nasce dal particolare modo di accostarsi all'omeopatia sia di quanti ne vengono in contatto come pazienti, sia di quanti, invece, operano come medici, che però hanno profondità di conoscenze diverse della metodica, pur nel rispetto delle singole competenze.

Il primo livello di cura è quello semplicemente teso a risolvere i fastidiosi sintomi che si sviluppano come conseguenza del ricorrente contatto con gli inquinanti, i quali, come abbiamo visto, possono determinare disturbi locali a carico delle vie respiratorie (sostanze inalatorie) o dell'apparato gastrointestinale (tossine batteriche), ma possono anche agire in maniera più subdola, predisponendo l'organismo a manifestazioni allergiche o di altro tipo che, in condizioni ambientali più favorevoli, sono sicuramente meno probabili..
I rimedi omeopatici più utili a questo scopo saranno quelli comunemente definiti come sintomatici, poiché prescritti sia sui sintomi propri della malattia, sia in relazione all'agente inquinante, ma ancor più in base alla particolare reattività del malato, reattività che ne indica sempre lo sforzo, individuale, per pervenire spontaneamente alla guarigione. A differenza dei comuni farmaci di sintesi utilizzati in queste affezioni (antistaminici, antinfiammatori, antidiarroici, ecc.), i rimedi omeopatici, quando ben somministrati, non agiranno mai contrastando i sintomi eliminatori, bensì intensificandone la risposta già naturalmente tesa ad allontanare prontamente ciò che è nocivo. La guarigione che si otterrà in questi casi, quindi, sarà una guarigione del tutto naturale, capace in pratica di rispettare l'ordine fisiologico dei meccanismi di difesa propri dell'organismo umano.

Il secondo livello di cura è quello teso a prevenire il ripetersi degli episodi acuti, migliorando l'adattabilità dell'organismo umano e l'efficacia dei suoi innati poteri di difesa. Per ottenere questo risultato, però, sarà necessario effettuare una visita accurata che, pur tenendo in considerazione le difficoltà ambientali in cui si muove la persona, rivolgerà primariamente la sua attenzione all'essere umano, ben sapendo che la sua suscettibilità ad ammalarsi è comunque tanto maggiore quanto più le sue capacità difensive sono andate progressivamente riducendosi come conseguenza, oltre che dell'ereditarietà, anche dei condizionamenti comportamentali e dei disordini nello stile di vita, i quali, se reiterati, modificano in maniera permanente la fisiologia umana ed espongono l'essere ad ogni genere di affezione. Attraverso la somministrazione di rimedi adatti, che nel gergo omeopatico sono definiti costituzionali, l'organismo, opportunamente stimolato, riacquisterà progressivamente facoltà andate perdute apparentemente per sempre, così che la persona tornerà a percepire il corretto ripristino delle sue funzioni vitali principalmente attraverso un miglioramento dello stato mentale. Quest'ultimo, a sua volta, sarà la misura migliore della ritrovata armonia funzionale di tutto l'organismo, armonia che, in ogni circostanza, anche la più sfavorevole, permetterà sempre di pervenire in tempi rapidi a quella condizione di equilibrio psicofisico maggiormente capace di preservare al meglio le funzioni più nobili e gli organi più importanti al mantenimento in vita dell'essere umano.

Il terzo livello di cura, quello certamente più ambizioso e anche più difficile da realizzare, avrebbe lo scopo di coinvolgere, in una sorta di reazione a catena, l'umanità intera attraverso il progressivo risvegliarsi delle coscienze di quanti, sotto l'azione delle cure omeopatiche - sempre mirate a ripristinare l'originale armonia dei processi vitali - tornano a scegliere, liberamente, di vivere in sintonia con la propria e più intima natura, quella natura che si esprimerà in azioni umane costantemente tese alla conservazione della vita ed alla sua difesa da ogni tentativo di manipolazione e d'inquinamento della stessa. Una guarigione, questa, certamente ambiziosa ma al contempo capace di elevare, coloro che sentono la limitatezza del vivere quotidiano, da potenziali contaminatori del pianeta a veri e propri custodi del creato e dei suoi elementi naturali e vitali.

L'omeopatia, dunque, c'insegna proprio questo: che solo arrivando a curare l'uomo alla radice dei suoi sentimenti, fino a farne riemergere quelli più veri e autentici, è possibile ottenere un miglioramento delle condizioni ambientali, che sia realmente in grado di allontanare sempre più la quotidiana minaccia portata alla vita dai comportamenti umani più inappropriati.
Comportamenti che nascono inevitabilmente, in ogni spazio e in ogni epoca, dal desiderio mai domo di acquisire potere, fama, ricchezze materiali e ancora potere, senza tener conto dei reali bisogni della persona, del suo effettivo valore sociale e di quanto sia necessario anteporre a qualsiasi possedimento materiale quella crescita spirituale, che resta la sola in grado di condurre l'essere alla libertà tanto agognata, altrimenti destinata a rimanere incompresa e irraggiungibile, e ad alimentarne la ricerca attraverso esperienze che finiscono inesorabilmente per svuotare l'individuo della sua umanità, rendendolo sempre più estraneo a se stesso, lontano dal prossimo e incomprensibilmente infelice.

Ecco, l'omeopatia vuole accostarsi con la stessa premura tanto all'uomo da sempre oppresso dai comportamenti più disumani dei suoi simili, cui offrire tutto il suo sostegno affinché non abbandoni mai il ruolo che la natura ha previsto per lui, e che è l'unico in grado di garantirgli la gioia e la felicità che niente e nessuno potrà mai sottrargli, quanto all'uomo che invece persevera in quei comportamenti insensati, i quali, oltre ad allontanarlo dalla verità, dalla bellezza e dalla gioia che ne conseguono, lo rendono una mina vagante per tutto il creato; proprio a quest'ultima tipologia di individuo l'omeopatia offre la possibilità di ritrovare la via maestra per tornare a percepirsi protagonista della creazione, e permettergli così di assaporare, nel proprio intimo, quei sentimenti che solo un'esistenza tesa a custodire e sostenere la vita, nel suo perenne sforzo evolutivo, sa rendere autentici e pienamente benefici.

E' un progetto certamente ambizioso per il benessere dell'uomo, e della società tutta, quello che l'omeopatia desidera perseguire fin dai suoi intenti più originali - intenti che riesce ad intravedere solo chi, medico o paziente, si accosta ad essa con quella necessaria umiltà che è richiesta ogniqualvolta si desideri comprendere al meglio ciò che inizialmente appare nebuloso - ma un progetto che può e deve rianimare qualsiasi uomo e donna di buona volontà inevitabilmente afflitti e smarriti di fronte alla consapevolezza dell'ineluttabile destino del cosmo.
Proprio essi, infatti, sono i soggetti più predisposti a cogliere nell'omeopatia la migliore alleata per combattere il problema alla radice, ovvero per arrivare al cuore degli uomini, solo liberando il quale da quella contaminazione di sentimenti, che ne impedisce la più completa e soddisfacente realizzazione, in armonia con tutto il creato, si potrà finalmente assistere alla progressiva e definitiva scomparsa dei sempre nuovi e diversi inquinanti materiali, che tanto minacciano la nostra esistenza, e che mai nessuna legge sarà in grado di eliminare del tutto, in quanto rimarrà inascoltata e aggirata proprio da coloro che meno hanno a cuore…il futuro del nostro pianeta!

Un messaggio di reale speranza, dunque, quello che l'omeopatia porta con sé, ma anche un monito ad affrontare un problema di tale delicatezza ripartendo dall'uomo: è proprio quest'ultimo, infatti, che va rieducato all'amore vero, quell'amore che non potrà mai minacciare, per il suo compimento, qualsivoglia forma vitale del pianeta indispensabile al suo equilibrio; anzi, proprio l'agire umano che, apparentemente proiettato alla propria personale realizzazione, arrivi a generare solo terrore e desolazione intorno a sé, è la spia più evidente di un'esistenza che, lasciatasi manipolare da forze avverse alla stessa, deve subire una drastica sterzata. E quando la volontà di riappropriarsi della propria esistenza, in barba ad ogni tentativo di inquinamento della stessa, da sola non è più sufficiente, perché qualcosa nella fisiologica armonia del nostro organismo si è andata stabilmente perturbando, e genera quel blocco che impedisce al pensiero corretto di essere seguito da un'azione altrettanto idonea, è proprio allora che l'omeopatia, con la sua azione dolce e profonda, e sempre rispettosa della natura umana, può aiutarci a colmare la distanza che ci separa dal nostro io più bello, e a farci riscoprire tutto lo splendore e il desiderio di un creato incontaminato prima di tutto dentro di noi.
 

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