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L'omeopatia per la cura dell'infertilità maschile

 

(di F. Candeloro - medico omeopata)

L'infertilità viene definita come il mancato concepimento dopo 12 mesi di normali rapporti sessuali non protetti; una normale fertilità, invece, viene definita come l'inizio di una gravidanza entro due anni di normali rapporti. In base a queste due diverse definizioni, dunque, sarebbe più corretto parlare di subfertilità piuttosto che di vera e propria infertilità della coppia. Tale situazione interessa il 10-15% delle coppie conviventi, percentuale che è destinata ad aumentare con l'età dei partners, tanto che dopo i 32 anni la fertilità si riduce dell' 1,5% l'anno.

Nel 40-50% dei casi di coppie subfertili, il fattore responsabile coinvolge primariamente il partner maschile. Questo dato è stato recentemente confermato da uno studio francese svolto all'interno di un importante centro di riproduzione assistita di Parigi. La ricerca, condotta dalla dr.ssa Stephanie Belloc, si è basata su dati relativi a 12.200 coppie che si erano sottoposte ad inseminazione artificiale presso l'istituto parigino: come ci si poteva aspettare, l'età delle donne è stato confermato essere un fattore determinante nella possibilità di successo dell'inseminazione - nel senso che donne sopra i 35 anni di età avrebbero una percentuale molto bassa di rimanere incinta, e molto alta di andare incontro ad aborto spontaneo - ma ha rivelato anche l'importanza dell'età paterna nella possibilità di successo dell'inseminazione, dal momento che la probabilità di rimanere incinta, in donne di pari età, va dal 14,5% se i partner maschili hanno meno di 35 anni, al 9,3% per un'età degli stessi superiore a 45 anni. Inoltre nelle coppie in cui l'uomo ha più di 40 anni il rischio di aborto spontaneo è del 35%, contro il 10-15% delle coppie in cui lui ha meno di trent'anni di età. Questi fenomeni sarebbero dovuti ad una serie di errori genetici a carico degli spermatozoi, che si sommano nel corso degli anni di vita, fino a renderli instabili e decisamente meno mobili, aspetti questi che giocano un ruolo fondamentale nel complesso processo della riproduzione umana.

Una buona diagnosi di subfertilità della coppia, provocata principalmente da fattori maschili, deve sempre iniziare con un attento colloquio con il partner maschile, mirato ad identificare l'esistenza di pregresse malattie o traumi a carico dei testicoli, con particolare riferimento all'eventuale loro coinvolgimento in corso di malattia parotitica (i comuni orecchioni, per intenderci) oppure a congenita ritenzione degli stessi nella parete addominale; è importante valutare, poi, anche le loro dimensioni - normalmente comprese tra 3,5 e 5,5 cm di diametro - dal momento che esistono situazioni genetiche, tra le quali la Sindrome di Klinefelter, che si associano a dimensioni ridotte (inferiori a 2 cm) e conseguente incapacità funzionale. E' necessario inoltre escludere patologie come il diabete, nonché tutte le malattie a trasmissione sessuale che possano provocare infezione cronica degli organi e apparati coinvolti nel processo della riproduzione (prostata, vescicole seminali e uretra in particolare). Fondamentale, infine, sarà condurre una scrupolosa anamnesi lavorativa, tesa ad identificare la possibile esposizione a fattori in grado di inibire la funzione testicolare (temperature eccessive, diserbanti e pesticidi) nonché farmacologica (alcuni farmaci, tra cui i comuni antipertensivi, possono essere causa di ridotta fertilità) e quella relativa alle comuni abitudini di vita (con particolare riferimento al consumo di alcool, nicotina o sostanze stupefacenti).

A questo primo approccio seguiranno una serie di esami diagnostici tra cui il principale è senza dubbio quello del liquido spermatico, finalizzato a valutare la concentrazione di spermatozoi nello stesso: in un volume pari a circa a 2 ml, la concentrazione degli spermatozoi dovrà risultare superiore a 20 milioni/ml, con una motilità del 50%, e forme normali in numero maggiore al 20% del totale; nel caso di azoospermia od oligospermia (rispettivamente assenza o ridotta presenza di spermatozoi nel liquido seminale) si eseguiranno ulteriori esami, tra cui il dosaggio dell'ormone FSH che, se superiore a 2,5 volte il valore normale, sarà indice di una patologia testicolare irreversibile.

Se, come spesso accade, tutte queste indagini risultassero negative, prima di passare alla terapia, sarà utile fornire una serie di consigli, in grado a volte di risolvere il problema in maniera semplice e soprattutto per nulla invasiva. Ricordiamo, a questo proposito, i più comuni: innanzitutto potrà essere utile limitare i rapporti sessuali a non più di tre a settimana, dal momento che una maggiore frequenza riduce la quantità di spermatozoi nel liquido seminale; dopo ogni rapporto la donna dovrebbe mantenersi in posizione distesa per almeno quindici minuti, così da facilitare il raggiungimento dell'ovulo da parte degli spermatozoi; in tutti quei casi in cui l'organismo femminile producesse anticorpi in grado di danneggiare o distruggere le cellule del liquido spermatico, sarà opportuno utilizzare il profilattico per almeno sei mesi, così da inattivare tali anticorpi; fondamentale, poi, sarà incrementare l'attività fisica generale, dal momento che si è visto come la sterilità sia più frequente nelle persone sedentarie, sebbene sia vero, altresì, che un'attività fisica eccessivamente intensa può finire per influenzare negativamente la stessa capacità riproduttiva; è sempre importante, poi, ricordare che il consumo eccessivo di fumo e alcool possono ridurre il numero degli spermatozoi, così come l'esposizione testicolare ad alte temperature, se prolungata, finisce per ridurne l'efficienza funzionale (non a caso i testicoli sono contenuti nel sacchetto scrotale, al di fuori della parete addominale, per garantirne un temperatura inferiore a quella corporea normale, di circa 36 gradi) e per questa ragione si sconsiglierà di indossare biancheria intima eccessivamente aderente, o di fare ricorso con frequenza a bagni caldi o saune. Infine, un utile aiuto nel risolvere i problemi di sterilità maschile potrà venire dall'alimentazione, e in particolare dalla supplementazione di due oligoelementi, selenio e zinco: il primo è essenziale per la produzione dello sperma, dato che circa la metà del suo contenuto organico è presente nei testicoli e nei dotti seminali; il secondo, invece, oltre ad essere un importante componente dei fluidi seminali, è altresì indispensabile al buon funzionamento della ghiandola prostatica.

Se tutti questi accorgimenti, tuttavia, non risultassero capaci di porre rimedio al problema, inevitabile sarà il ricorso alla terapia. Prima di addentrarci, però, nella maniera, tutta omeopatica, di considerare il problema, sarà utile ricordare che gli attuali studi di Clinical Evidence hanno dimostrato come l'infertilità maschile, con le tecniche tradizionali, può essere risolta solo attraverso vie più o meno invasive, come l'inseminazione intrauterina, l'inseminazione eterologa o l'infusione dello sperma direttamente nelle tube di Falloppio, dove di norma avviene l'incontro tra spermatozoo e cellula uovo. Ed è proprio la consapevolezza di questo fatto, non sempre gradito da quante devono sottoporvisi, che può spingere il partner maschile a cercare un aiuto alternativo nella medicina omeopatica, la quale, tutte quelle volte in cui l'apparato anatomico riproduttivo è indenne da patologie irreversibili, può condurre a riacquisire una funzione, che è bagaglio naturale di qualsiasi essere umano che abbia raggiunto la maturità riproduttiva e sia al contempo in buona salute psicofisica.

Sì, buona salute non solo fisica, ma per l'appunto psicofisica, dal momento che solo un approccio globale alla persona permetterà al medico omeopata di selezionare il rimedio più adatto a far recuperare integralmente, e stabilmente, la sua capacità di procreare. La comprensione psico-emotiva del paziente che avremo di fronte ci permetterà, infatti, di poter cogliere con esattezza le ragioni più profonde del perchè una funzione, pur in condizioni di integrità anatomo-funzionale, possa tuttavia risultare inefficace.

Un'eccessiva ansia per il futuro, l'insicurezza nelle proprie capacità e quindi nella propria idoneità ad essere figura di riferimento per il nascituro, una difficoltà di relazione con il partner, probabilmente a motivo di stati di contrarietà o insoddisfazione generanti un qualche risentimento, che però non si riesce a comunicare, uno stile di vita non compatibile con la cura e la dedizione che richiede una nuova vita, uno stato di affaticamento cronico dovuto a condizioni costituzionali, errori dietetici, o surmenage psicofisico, sono solo alcuni degli aspetti psico-emotivi e/o fisici, che più facilmente possono associarsi ad uno stato di ridotta fertilità, pur in un organismo anatomicamente indenne.

Il forzare, così come si fa con le comuni tecniche, il processo riproduttivo, in questi casi, senza cioè considerare la sospensione della funzione come un naturale meccanismo di autoconservazione in buona salute di tutto l'essere, può esporre la persona ad aggravamenti futuri, che finiranno per influenzare negativamente anche la vita del nascituro; arrivare addirittura a considerare la procreazione come un mezzo per risolvere o distrarre la propria persona da problematiche esistenziali, che sono le stesse che, opportunamente, la ostacolano, finirà solo per rimandarne la loro presa di coscienza ad un'altra fase della vita in cui minori, poi, potrebbero essere le possibilità di porvi rimedio.

Ecco perché l'omeopatia in tutti questi casi è ancora la terapia che, meglio di qualsiasi altra, può ricondurre la persona a condizioni esistenziali e vitali ottimali, che rappresentino al contempo il presupposto ideale per una procreazione realmente naturale, in quanto non assistita da altro che non sia la propria buona salute psicofisica.
Ad ognuna delle condizioni psicoemotive e fisiche citate sopra, infatti, corrisponderà un diverso e individuale rimedio omeopatico, che sarà capace di risolvere alla radice il motivo personale della propria infertilità, predisponendo tutto l'essere ad una paternità efficace e responsabile, in cui cuore, mente e corpo potranno finalmente tornare armonicamente uniti al servizio della Vita.
 

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