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Immagazzinamento delle energie vitali in omeopatia

 

(di F. Candeloro - medico omeopata)

La medicina omeopatica è una medicina strettamente energetica: essa, in altre parole, considera che alla base di ogni affezione morbosa vi sia una perturbazione di quella componente infinitesimale intorno alla quale si struttura materialmente, e a gradi diversi di complessità, ogni essere vivente.

L'omeopatia è dunque, nel mondo occidentale, al pari della medicina tradizionale cinese nell'emisfero orientale, una terapia medica che, attraverso rimedi della natura opportunamente trattati, mira a ristabilire l'equilibrio funzionale di questa componente infinitesimale, magistralmente definita da Hahnemann Dynamis o energia vitale, in quanto preposta a mantenere l'armonico e reciproco funzionamento dei singoli organi e apparati nello stato di salute, e a ripristinarlo in tutte quelle condizioni che, generando una sua perturbazione, espongono il soggetto al rischio di contrarre una malattia più o meno persistente nel tempo.

Tale perturbazione, infatti, può essere intensa ma transitoria, e risolversi anche spontaneamente, come in effetti avviene in molti degli stati patologici acuti comunemente riscontrati nella pratica medica; in altri circostanze, però, può avere la tendenza a persistere nel tempo (malattie subacute) o addirittura a radicarsi essenzialmente nella persona (malattie croniche).

In realtà, però, fin dal suo concepimento, l'essere umano eredita dai genitori una condizione di parziale, e più o meno modica, perturbazione di questa componente infinitesimale, che ne condiziona l'aspetto morfologico di base - corrispondente alla costituzione prevalente della persona - e con esso la predisposizione a certi tipi di patologia piuttosto che ad altri.

Uno studio approfondito, ma ormai, soprattutto nella pratica medica tradizionale, quasi totalmente abbandonato, dei modelli costituzionali di più frequente riscontro - studio arricchitosi nel tempo delle importanti nozioni derivanti proprio dalle sperimentazioni omeopatiche - ha permesso di suddividere essenzialmente i tipi umani in tre classi costituzionali preminenti: il biotipo sulfurico, in cui la turba energetica ereditata è di minor grado, e quindi capace di interferire solo minimamente nelle capacità di adattamento della persona alle diverse condizioni ambientali; il biotipo carbonico, in cui la turba energetica, invece, è di grado maggiore, e quindi all'origine di una minore capacità di adattamento psicofisico agli eventi e alle situazioni quotidiane; il biotipo fosforico, in cui la turba si pone ad un livello ancora maggiore, condizionando così una difficoltà ulteriore del soggetto alle reazioni di adattamento.

Dal punto di vista patologico, se nel sulfurico, disturbi e malattie hanno inizialmente una localizzazione superficiale, coinvolgente per lo più la cute e le mucose delle vie aeree superiori, il progredire della turba energetica ereditata, nelle altre due costituzioni, fa sì che i disturbi, fin dalla nascita, tendano ad approfondirsi, e ad avere una maggior tendenza alla torpidità, ovverosia alla lentezza risolutiva. E' quanto si nota, in particolare, nei fosforici, dove le patologie cominciano ad interessare sempre più frequentemente le mucose delle vie aeree più profonde (ipofaringe, laringe, trachea e bronchi), con processi patologici che tendono alla persistenza o a convalescenze comunque prolungate: in effetti tali soggetti sembrano non guarire mai del tutto dalle loro affezioni, ed anzi ricadervi con estrema facilità alla minima variazione climatica.

A livello psicologico tali affezioni - tipicamente ostinate - delle vie aeree più profonde, che finiscono inevitabilmente per interferire con gli scambi gassosi che, a livello respiratorio, devono garantire una rapida saturazione del sangue con l'ossigeno e, al contempo, il pronto allontanamento dell'anidride carbonica, influenzando negativamente le reazioni metaboliche dei diversi tessuti, finiscono per convincere sempre più i soggetti di questa costituzione della loro minusvalenza rispetto a sulfurici e carbonici, conducendoli ad un atteggiamento prevalentemente introspettivo - contemplativo piuttosto che creativo-realizzativo, se non, addirittura, del tutto rinunciatario.

Tutto questo finisce inevitabilmente per condizionare l'emotività di queste persone, suscitando in esse paure e timori spesso immotivati e sproporzionati, fino al convincimento, in alcuni casi, della loro inattitudine a gestire la quotidianità, con conseguente atteggiamento di fuga dalla stessa, perseguito attraverso ogni mezzo possibile, compreso anche il ripiegamento narcisistico su se stessi come conseguenza di una notevole - anche perché costantemente esercitata - capacità speculativa che, in tali soggetti, predomina - come peraltro già detto - su quella realizzativa, e li conduce spesso a sviluppare idee e pensieri capaci molte volte di trascendere e sublimare la realtà (spesso individui di questa costituzione sono stati annoverati tra i filosofi, i pensatori e i religiosi di ogni tempo di maggior fama).

A livello somatico, nel contempo, l'organismo, sottoposto all'azione curatrice, ma non del tutto efficace, dell'energia vitale, che appare viziata fin dalla prima infanzia, cerca comunque di liberarsi in qualsiasi modo di ciò che gli è nocivo, e così dalle vie aeree i processi patologici cominciano a spostarsi alle mucose digestive e intestinali, il cui funzionamento risente inevitabilmente anche delle fragilità emotiva della persona.

Cominceranno ad alternarsi, in tal modo, processi patogeni a carico delle vie aeree inferiori e delle mucose digestive, processi acuti per lo più esonerativi e a lenta risoluzione se non, addirittura, tendenti alla persistenza nel tempo, che, proprio quando coinvolgenti le vie digestive e intestinali, porteranno il paziente a privarsi di alcuni alimenti, considerati non idonei alla propria dieta, amplificando così la già naturale tendenza alla ridotta capacità assimilativa di alcuni oligoelementi tra i quali soprattutto fosforo, calcio e ferro.

Questa tendenza alla demineralizzazione coinvolgerà spesso anche il sodio, elemento comunemente presente negli spazi interstiziali, cioè tra cellula e cellula, alla cui ritenzione è istintivamente condotto l'organismo, sempre dalla Dynamis, in quegli stati patologici ulteriori in cui i processi esonerativi di cute e mucose non sono più in grado di ristabilire un adeguato equilibrio organico, sempre teso a preservare gli organi e le funzioni più vitali; e così nei soggetti di questa costituzione verrà meno la possibilità di espansione degli spazi interstiziali, che ha proprio lo scopo di circoscrive e diluire in essi ciò che è nocivo al mezzo interno, e non può essere più prontamente eliminato.

A differenza dunque degli individui delle altre due costituzioni, quella sulfurica e carbonica, per intenderci, i soggetti fosforici giunti a questo stadio di suscettibilità alle malattie, piuttosto che all'umidità atmosferica, diventeranno sensibili al tempo secco, e in particolare al freddo e ai venti secchi, e all'opposto troveranno giovamento nei climi umidi e, in generale, dall'assunzione di alimenti liquidi o semiliquidi.

L'ulteriore evoluzione di questi soggetti sarà dunque verso processi patologici caratterizzati da pochezza e difficoltà delle secrezioni esonerative, che condizioneranno il ristagno delle stesse, le quali andranno così a costituire il pabulum ideale per processi infettivi di sempre maggior gravità, particolarmente a carico delle vie aeree più profonde, mentre la secchezza cutanea favorirà la comparsa in superficie di lesioni desquamate e/o fissurate. Se poi l'ipoossigenazione relativa del sangue condizionerà, a livello psicofisico, una sempre maggiore affaticabilità del soggetto, alternata a stati di agitazione ansiosa, frutto del convincimento della propria incurabilità, a livello organico, in particolare, le mucose digestive e intestinali cercheranno di difendere gli organi più vitali attraverso crisi di eliminazione violente e protratte, che contribuiranno all'ulteriore impoverimento di sali minerali, già tipico di questi soggetti.

Le tappe patologiche appena descritte sono in linea con una serie di rimedi omeopatici (Sulfur iodatum/Calcarea phosphorica, Phosphorus, Natrum muriaticum, Causticum, Tubercolinum e Arsenicum) che, per la loro collocazione terapeutica, possono portare un sensibile beneficio proprio a questi pazienti, i quali, per eredità, si mostrano decisamente suscettibili ai processi patogeni a carico delle vie respiratorie inferiori (compresi i polmoni), digestive e intestinali (compreso il colon), e che, per uno stato generale di demineralizzazione, presentano un'insufficienza relativa dei processi secretivi- esonerativi, con tendenza alla secchezza della cute e delle mucose in generale. Questi sono quei soggetti che, proprio per questa sensibilità ai processi descritti, sono stati definiti da alcuni autori tubercolinici: in essi, effettivamente, tale predisposizione è presente fin dalla nascita, laddove nelle altre due costituzioni si acquisisce solo nel tempo.

In definitiva, la visione unitaria dell'essere umano e della sua storia biopatografica, alla luce delle acquisizioni provenienti dall'omeopatia, e dalla sua comparazione di quadri patologici artificiali (sperimentazione dei rimedi) con quadri naturali, permette di comprendere l'origine e la direzione dei processi morbosi e, agendo sulla componente infinitesimale perturbata, che vi sta alla base, grazie alla stessa natura infinitesimale dei suoi rimedi, può aiutare soggetti di ogni costituzione a mantenere il più a lungo possibile quel livello di salute psicofisica corrispondente alla miglior capacità adattativa di tutto l'organismo in risposta a stimoli di ogni tipo, ambientale, microbiologico o relazionale.
 

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