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L'omeopatia nella cura dei disturbi più comuni di utero, prostata e vescica

 

Dal sintomo locale a quello generale ed emotivo per curare tutto l'organismo
(di F. Candeloro - medico omeopata)

La medicina omeopatica può intervenire con successo in numerose patologie che interessano organi anatomicamente limitrofi alla vescica, come l'utero nella donna e la prostata nell'uomo.
In questa sede ci soffermeremo su tre patologie, tra le più frequenti in assoluto dei tre organi, ovverosia i fibromi uterini, l'ipertrofia della prostata e le cistiti ricorrenti, affezioni per le quali gli omeopati sono spesso consultati, dal momento che le cure tradizionali, in questi casi, risultano sovente inefficaci, o gravate nel tempo da spiacevoli effetti collaterali e, molte volte, proprio per la parziale efficacia dei trattamenti convenzionali - particolarmente nei disturbi di utero e prostata - culminano in interventi chirurgici più o meno demolitivi, che privano il paziente di un organo ancora funzionalmente e anatomicamente importante, sebbene sede di malattia.

ll fibroma dell'utero è un tumore benigno dell'apparato genitale femminile; è chiamato anche mioma, fibromioma o leiomioma, ed è considerato il più comune tumore dell'utero. Colpisce per lo più donne di età superiore ai 30 anni, e dopo la menopausa tende a regredire. Si presenta in generale come una formazione rotondeggiante di dimensione variabile da pochi millimetri fino a grossolane formazioni in grado di modificare la forma dell'utero. I fibromi possono essere singoli o multipli, a localizzazione profonda, superficiale o intraparietale. Nella maggior parte dei casi non danno alcuna sintomatologia, mentre in altri determinano perdite ematiche anche prolungate che provocano mestruazioni abbondanti e ciclo prolungato; in altri casi, invece, la loro presenza può determinare sintomi più sfumati, comprendenti senso di pesantezza localizzato al basso ventre, gonfiore addominale e, per l'ingombro locale, anche stitichezza e/o dolore alla minzione.

Posta dunque la diagnosi di fibroma, il più delle volte attraverso un semplice esame ecografico, effettuato anche solo di routine, nella maggior parte dei casi i ginecologi si limitano a monitorizzare nel tempo le variazioni in numero e dimensione dei fibromi e, in caso di evoluzione verso un loro accrescimento, o di sintomatologia persistente, o progressiva anemizzazione della paziente, decidono spesso di intervenire chirurgicamente in maniera più o meno radicale sia in base alla presentazione delle tumefazioni, sia in base all'età riproduttiva della donna. Proprio per scongiurare il ricorso ad una chirurgia che, in tutti i casi, modifica più o meno drasticamente l'anatomia della persona e dunque anche il suo complessivo benessere psicofisico, molte donne si rivolgono all'omeopatia, nella speranza appunto di poter evitare ogni tipo di intervento chirurgico, o anche il semplice ricorso a terapie ormonali che la graverebbero comunque di spiacevoli effetti secondari. E certamente, quando la paziente segue con scrupolo e perseveranza le cure omeopatiche, proprio per la natura dei rimedi, sarà possibile intervenire sempre con efficacia, prima arrestando la crescita e la tendenza degenerativa delle lesioni, e poi riducendone, accanto ai sintomi che esse determinano, anche le dimensioni, fino ad arrivare a quell'età della menopausa in cui le lesioni tenderanno a ridursi ulteriormente per naturale involuzione dell'organo.

L'omeopatia in questi casi individuerà i suoi rimedi prima di tutto in base alle caratteristiche differenziali dei sintomi locali, facendo ricorso a sostanze diverse da individuo ad individuo a seconda che i fibromi avranno tendenza alla crescita espansiva o all'eccessivo sanguinamento, o ad occupare la regione pelvica con sintomi locali più o meno fastidiosi ed evidenti; a questi sintomi locali tuttavia si aggiungeranno anche quelli lamentati sui restanti piani della persona, ovvero i sintomi emotivi e di reattività, che ci spingeranno a curare non semplicemente l'affezione locale, ma l'individuo nella sua globalità, realizzando una cura personalizzata che, solo in questa maniera, potrà agire sulle cause effettive del disturbo, espressione sempre della tendenza di tutto l'organismo a rispondere a stati locali di infiammazione-congestione - di natura infettiva o disfunzionale - con una serie di proliferazioni aventi come scopo quello di circoscrivere tutto ciò non si è più in grado di eliminare prontamente; proliferazioni che, un attento osservatore, ritroverà anche in altre parti meno visibili dell'organismo, e in particolare in una ideazione ripetitiva, esito anche qui della difficoltà a superare prontamente contrasti e preoccupazioni.

La prostata è un organo muscolo-ghiandolare a forma di castagna, che circonda il collo della vescica e l'uretra; il suo compito è quello di secernere un liquido biancastro, chiamato liquido seminale, che si arricchisce successivamente degli spermatozoi, prodotti in sede testicolare. La prostata generalmente inizia ad aumentare di volume intorno ai 40 anni di età, provocando un disturbo noto come ipertrofia o iperplasia prostatica benigna. Se inizialmente l'aumento di volume della ghiandola non produce sintomi importanti, con il passare del tempo, e l'incremento del suo volume, si possono avere disturbi legati alla parziale ostruzione del flusso urinario attraverso l'uretra, avvertiti come difficoltà ad iniziare la minzione, riduzione nella forza del mitto urinario, sgocciolamento al termine della minzione o emissione di piccole quantità di urina, per ristagno in vescica, che può favorire a sua volta lo sviluppo di infezioni. Oltre a sintomi ostruttivi, però, l'IPB si accompagna spesso a sintomi anche irritativi, tra cui una maggior frequenza ad urinare, l'aumentato bisogno di urinare durante la notte, la necessità impellente di svuotare la vescica e il bruciore durante la minzione.

La terapia medica tradizionale si avvale in prima battuta di famaci, chiamati alfa litici, che riducono il tono della muscolatura vescicale rendendo più facile urinare, ma poca azione hanno sulla storia naturale della malattia, come invece altri farmaci, che inibiscono l'alfa 5 reduttasi - enzima di conversione del testoterone in diidrotestorone - che hanno però una maggiore latenza d'azione, e possono causare disturbi di carattere sessuale. Per questo motivo spesso i pazienti non si sottopongono a queste terapie e, quando la prostata raggiunge dimensioni eccessive, o provoca disturbi continui, si ricorre all'asportazione della zona ipertrofica, ripristinando così un più efficace gettito urinario, a prezzo, però, a volte, della comparsa di disagi secondari (incontinenza urinaria, eiaculazione retrograda e impotenza).

Proprio per ovviare a questi inconvenienti, molti pazienti si rivolgono agli omeopati per trattare questo disturbo, cui alla base c'è spesso in anamnesi il riscontro di infezioni prostatiche recidivanti, e a volte silenti, oppure di attività lavorative o ludico-sportive che determinano frequente contatto della zona perineale e quindi infiammazione localizzata. In definitiva dunque la patogenesi della prostata è legata, come per l'utero, anche a processi di tipo congestivo-irritativo oltre che ormonale. Se meccanicamente è spesso impossibile intervenire sulle circostanze che provocano o accentuano questi disturbi, di certo i rimedi omeopatici, anche in questo caso scelti su caratteristiche individuali dei sintomi locali, ma anche su aspetti generali e temperamentali della persona, riescono a ridurre la tendenza della ghiandola ad ingrossarsi, senza interferire però con la sua funzione, ed evitando il più a lungo possibile l'intervento chirurgico, che, come abbiamo visto, può essere gravato da spiacevoli effetti collaterali.

La cistite rappresenta, infine, l'infiammazione più comune delle vie urinarie. Nella maggior parte dei casi essa è dovuta ad un'infezione batterica sostenuta da Escherichia coli.

Le donne sono certamente più colpite da questo tipo di infezioni della vescica per la brevità del condotto che collega questa all'orificio urinario (uretra) e quindi il più facile accesso ad esso di germi provenienti dall'ano o dalla vagina. Esistono condizioni favorenti o predisponenti il continuo ritorno dei disturbi, come l'ipertrofia prostatica nell'uomo, ma anche la rottura di quel sottile equilibrio che mantiene le urine in generale sterili per proprietà batteriostatiche delle stesse, e protegge la mucosa vescicale dall'aggressione di germi, normalmente presenti in vescica. Spesso gli stessi rapporti sessuali possono favorire l'insorgenza di queste affezioni (cistite della luna di miele) e, tra i germi più spesso in causa in questi casi, vi è la Chlamydia trachomatis.

Ad ogni modo i sintomi di cistite sono più o meno gli stessi in ambedue i sessi, e comprendono bruciore o dolore quando si urina, minzione frequente, persistenza dello stimolo anche dopo aver urinato e senso di pesantezza al basso ventre. Identificato il germe responsabile dell'infezione, tramite un semplice esame delle urine, nella maggior parte dei casi la medicina tradizionale interviene con terapie antibiotiche, che, nei casi più persistenti, e per svariati motivi, tra cui anche l'alterazione della microflora intestinale, finiscono spesso per favorire il ripetersi degli episodi. Ecco allora che, in questi casi, l'omeopatia può intervenire felicemente, proprio in quanto medicina del terreno, cioè cura di quella particolare predisposizione dell'organismo che, come abbiamo visto, è favorita dalla sottile rottura di quell'equilibrio di fattori anatomici e umorali, i quali rappresentano il baluardo naturale alle infezioni di questo tratto. Anche in questi casi, però, la cura andrà ad agire non soltanto sulle cause locali, ma anche su aspetti generali dell'intero organismo, individuando quello squilibrio funzionale globale di cui i sintomi delle vie urinarie sono solo l'aspetto più evidente. In questa maniera l'omeopatia agirà sulla causa primaria di ogni infezione - vescicale come di altre sedi anatomiche - che non è quella microbiologica, ma la rottura di quell'equilibrio funzionale che si oppone naturalmente, ed efficacemente, a qualsiasi fonte di aggressività esterna.

In definitiva, quindi, nel trattare dell'approccio omeopatico a questi disturbi tanto frequenti e fastidiosi, abbiamo visto come l'omeopatia miri innanzitutto a differenziare i pazienti in base a sottili caratteristiche di sintomi e di percezione dei disturbi locali, che poi vanno arricchendosi di dati dedotti da altri piani dell'organismo umano, che tuttavia indicano effettivamente cosa c'è da curare in modo specifico e radicale in pazienti affetti da una stessa malattia. In particolare tali disturbi saranno in una qualche maniera l'esito di stati di congestione e irritazione locale, favoriti per lo più da errori comportamentali - che avranno spesso in comune gli eccessi – sostenuti, però, da inclinazioni emotive e temperamentali differenti a seconda che l'essere avrà la tendenza a sovraccaricare il circolo epatobiliare e, a valle, quello pelvico, a sollecitare in maniera impropria la regione lombo-sacrale e perineale, oppure a ancora a ricercare nell'ipersessualità, anche promiscua, una continua fonte di piacere e/o di gratificazione alla propria presunta superiorità.

Intervenire su questi fattori sarà l'unica maniera veramente efficace per rompere un circolo vizioso che, nei fibromi e nell'ipertrofia della prostata, conduce spesso all'intervento chirurgico, mentre nelle infezioni vescicali, a terapie antibiotiche talmente ricorrenti, che finiscono per alterare ancora di più il fragile equilibrio fisiologico che si oppone ad esse.

Una terapia omeopatica ben fatta, e opportunamente seguita dal paziente, si prefiggerà allora di riportarlo a quelle condizioni di maggior benessere complessivo, in cui le funzioni nutritive e genitali-riproduttive, perverranno sempre al soddisfacimento più esauriente e prolungato, senza così affaticarle più del dovuto alla ricerca di un piacere che altrimenti perderà il gusto originario e benefico di ogni esperienza umana vissuta nel suo pieno e originario significato.
 

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