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Beni materiali e omeopatia

 

Beni materiali e piacere sensoriale: come ritrovarne il senso originario e veramente benefico
(di F. Candeloro - medico omeopata)

Associare questi aspetti dell'esistenza umana alla medicina e alle sue finalità diagnostiche e terapeutiche può sembrare, a prima vista, di poca pertinenza, ma in omeopatia, in effetti, ancor prima che la malattia, si cura la persona, e di questa si analizzano una serie di aspetti che comprendono proprio quelle inclinazioni esistenziali e temperamentali considerate foriere di disturbi e malattie.

Se, infatti, quel lavoro che è frutto dell'impegno personale e del desiderio sincero di rendere al prossimo un servizio o una competenza al meglio delle proprie capacità, e dal quale ricavare, poi, un giusto guadagno, rappresenta in effetti una modalità di scambio tra esseri viventi sicuramente equilibrata, l'opera personale prestata al solo fine di trarne un profitto oppure un salario, che ci preservi, però, da un impegno ed un coinvolgimento eccessivi, rappresentano gli estremi opposti che l'essere umano deve imparare a combattere dentro di sé, al fine di non alienarsi emotivamente dal resto di una società cui, volente o nolente, nei suoi moti e passioni resterà per sempre indissolubilmente legato.

Questi atteggiamenti verso l'idea del lavoro e conseguentemente del guadagno che ne deriva, però, possono essere combattuti dentro di noi solo se impariamo a comprenderci fino in fondo e a leggere nel nostro cuore, tornando così ad orientare l' esistenza in armonia con una natura istintivamente tesa a mettersi al servizio del bene comune e del prossimo, quello stesso che, in un'attività tesa solo al proprio personale arricchimento, finirà invece per essere avvertito o come un ostacolo o, peggio ancora, come un individuo del quale approfittarsi in relazione alle sue umane debolezze, alle inevitabili sofferenze, e alle più generali difficoltà con cui ognuno di noi, quasi quotidianamente, finisce per confrontarsi; d'altronde l'atteggiamento opposto, quello cioè che è tipico di chi vede nel lavoro solo un tempo parziale della propria esistenza, da impiegare in attività di poco e significativo interesse, cui legare semplicemente un reddito, il più possibilmente aderente ai costi della vita sociale, ugualmente fa perdere alla persona il senso del suo operare, e sottrae al prossimo e alla comunità risorse che finiscono ben presto per esaurirsi unitamente al significato stesso del lavoro fornito.

Molti legano ovviamente il guadagno illimitato, spesso frutto proprio di un'inclinazione allo sfruttamento delle risorse umane e ambientali, alla possibilità di pervenire rapidamente e costantemente a ciò che socialmente è considerato essere in grado di garantire loro felicità e benessere, identificando questi con i beni materiali posseduti e la possibilità di soddisfare, a proprio piacimento, gli istinti primordiali.

Queste persone finiscono così per vivere costantemente proiettate verso un edonismo che deve proteggerli da ogni possibile sofferenza, avvertita come qualcosa da fuggire sempre e comunque, e identificata nella povertà dei mezzi, nella malattia, e più in generale in tutti quegli inconvenienti di una vita che non deve mai deludere, invece, le nostre più rosee aspettative.

D'altra parte il modo di comportarsi di coloro che apparentemente non cercano nient'altro dal lavoro che un salario per vivere decorosamente, senza invadere o prevaricare lo spazio altrui, a prima vista appare essere sicuramente un atteggiamento più corretto a garantire quell'equilibrio sociale, che invece, nell'atteggiamento opposto, sembra messo decisamente a repentaglio.

Tuttavia in questo atteggiamento si nasconde spesso un disinteresse della persona a crescere interiormente e quindi anche professionalmente, quasi che il completamento accrescitivo del corpo corrispondesse anche a quello della sua interiorità che, invece, è drammaticamente rallentata in questo senso, quando addirittura non ostacolata del tutto, da errori educazionali che coinvolgono la famiglia, la scuola e, oggi più che mai, i mass media.

Questo atteggiamento di indifferenza verso l'evoluzione interiore, che può accompagnarsi e, anzi, deve accompagnarsi invece all'evoluzione personale prima, professionale poi, e quindi anche remunerativa, in un vortice naturale che porti arricchimento non solo a se stessi ma anche e soprattutto a tutta la comunità, è in realtà molto spesso la condizione sociale che favorisce la smodatezza in coloro che, approfittandosi del vuoto esistenziale lasciato da altri, se ne impossessano senza freni inibitori, defraudando nel tempo il prossimo della sua naturale espansione esistenziale, frutto però anche proprio della sua indolenza verso la piena maturità personale.

L'atteggiamento compensatorio a questa situazione sociale di inevitabile conflitto spesso è un'aspirazione al livellamento sociale, che interrompa bruscamente l'atteggiamento di esproprio esistenziale di altri, e ridistribuisca le ricchezze in maniera uniforme - senza peraltro tenere in nessunissimo conto eventuali meriti individuali - e al tempo stesso non solleciti, però, la necessità di modificare il proprio atteggiamento verso l'esistenza, che deve continuare a garantire il necessario per vivere, senza chiedere particolari sforzi e tanto meno modificazioni personali in senso evolutivo.

Dovrebbe essere compito della politica, oggi più che mai socio- economica, quello di essere in grado di far convivere pacificamente queste due anime che si agitano in ciascuno di noi e che hanno in comune, tuttavia, una certa repulsione per la crescita interiore, privilegiando un'esistenza comoda - ma non affatto pacifica - in coloro che apparentemente non cercano altro che il necessario per vivere, smodata e illimitata, invece, in coloro che, al polo opposto, non sembrano trovare mai pieno soddisfacimento ai loro istinti vitali.

Eppure il giusto equilibrio tra queste due opposte inclinazioni, che costantemente si agitano in noi, non può imporcelo nessuna legge, nessun modello socio-politico, nessuna religione fatta solo di regole e di poco cuore.

L'equilibrio tra questi estremi, entrambi pericolosi, in quanto entrambi destinati a dilapidare o inaridire le risorse del pianeta - dopo aver fatto lo stesso prima di tutto dentro di noi - può raggiungersi solo se la persona arriva a riappacificarsi prima di tutto con se stessa, accettando l'evoluzionismo interiore che, se da un lato la porta in conflitto con regole sociali e familiari secolarizzate, dall'altro, giorno per giorno, la libera nel pieno rinnovamento spirituale, che è l'unico che possa fargli ritrovare il senso dell'umano agire, unitamente alla piena comprensione di se stessi e, conseguentemente, del prossimo.

Solo in questa maniera soldi e guadagno torneranno ad essere il premio dell'aver agito sempre e solo con il cuore, nel rispetto cioè di se stessi, del prossimo e dell'ambiente, portando così arricchimento sociale e personale che tenderanno a moltiplicarsi naturalmente, e a riportare nell'ambiente quell' abbondanza che ci farà riscoprire il legame, decisamente benevolo che, da sempre, è destinato ad esistere, e a ricostituirsi ciclicamente, tra gli esseri viventi tutti e l'intero pianeta.

E il piacere più grande si otterrà allora proprio dal percepirsi parte attiva di quel processo della creazione che farà del nostro lavoro un'opera costantemente ammirata e ammirabile, e ci permetterà di godere fino in fondo dei frutti del nostro impegno, riscoprendo nell'operato quotidiano che si dona, quel benessere esistenziale che, proprio nell'atto di dare incondizionatamente, ci predispone a ricevere in quantità smisurata rispetto alle nostre più rosee aspettative.

Ed è proprio in questo libero fluire degli eventi che torneremo finalmente ad essere quella cosa sola con la Vita, da cui, invece, i modi opposti di confrontarci con lavoro, soldi, beni materiali e piacere sensoriale, ci avevano drammaticamente e tristemente separato.
 


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