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Allergie e intolleranze alimentari: il punto di vista dell'omeopatia

 

(di F. Candeloro - medico omeopata)

Nella vita di tutti i giorni capita a volte di essere affetti da una serie di disturbi piuttosto comuni, come stanchezza cronica, forme lievi di depressione, improvvisi cambiamenti del peso, insonnia, mal di testa, dermatiti e capogiri, che non trovano, altrettanto frequentemente, alcuna giustificazione plausibile. In questi casi viene spesso presa in considerazione la possibile esistenza di un'intolleranza alimentare che, studi europei, stimano in una percentuale attorno al 13% nei bambini e al 10% negli adulti.
Va subito sgombrato il campo da possibili confusioni tra i termini allergia e intolleranza, quando riferiti, appunto, agli alimenti: l'allergia – che in Italia coinvolge l' 1-2% della popolazione adulta, con una percentuale lievemente più alta nei bambini (3-7%), in cui tuttavia va riducendosi nell'età scolare - è una risposta eccessiva su base immunitaria, mediata cioè da anticorpi IgE che, a contatto con un determinato alimento, rilasciano, tramite alcune cellule - i mastociti - su cui si trovano legati, una sostanza allergizzante, nota come istamina; l'intolleranza, invece, non coinvolge il sistema immunitario, e si manifesta quando l'organismo non riesce più a digerire e ad assimilare correttamente una determinata sostanza alimentare. Inoltre mentre gli individui allergici devono astenersi completamente dall'assunzione della sostanza che scatena i sintomi, alcune volte anche importanti, i soggetti intolleranti possono comunque assimilare quantità ridotte dell'alimento a cui risultano intolleranti, con eccezione però di coloro che sono intolleranti al glutine e ai solfiti contenuti in alcuni vini.

Una forma definita pseudoallergia è la mancanza della lattasi, enzima necessario alla digestione del latte, la cui carenza – che generalmente comincia ad instaurarsi dopo i primi 4-8 anni dalla nascita - può provocare vomito, diarrea, o più banalmente senso di gonfiore addominale e di ripienezza post-prandiale. In Italia il 60% della popolazione è intollerante al lattosio, ma tre persone su quattro non sospetta minimamente di esserlo, e continua ad assumerlo, sottovalutando il proprio problema.

In questi soggetti, in cui l'intolleranza può essere dimostrata attraverso un semplice test del respiro, va ricordato che non è sempre necessario, comunque, eliminare drasticamente i latticini: infatti i formaggi stagionati contengono lattosio in quantità ridotte, e ad esempio lo yogurt presenta al suo interno dei batteri capaci di produrre l'enzima mancante. Attenzione però anche ai cibi di fabbricazione industriale, che contengono anch'essi, e con frequenza, lattosio. Devono tuttavia eliminare del tutto i derivati del latte coloro che presentano sintomi importanti in seguito alla loro assunzione, e devono farlo per almeno due mesi; dopo questo periodo è utile provare ad assumere nuovamente piccole quantità di latte, ma se i sintomi ricompaiono, occorre sospendere tutto nuovamente, e questa volta a tempo indeterminato, avendo cura tuttavia di provvedere alla supplementazione di calcio, magnesio e vitamina D.

Le intolleranze alimentari originano come conseguenza dell'eccessivo introito di alcuni cibi verso i quali la persona presenta una predilezione particolare: il primo consiglio dunque da dare, per evitare le intolleranze, o limitarne le conseguenze, è di evitare di mangiare gli stessi cibi tutti i giorni, e in particolare quelli che piacciono maggiormente.
E' opportuno inoltre ricordare che, qualsiasi alimento consumato in dosi eccessive, soprattutto in periodi di stress o malattia, può risultare non ben tollerato, dal momento che in queste situazioni risultano particolarmente affaticate sia le funzionalità digestive sia le difese immunitarie.

Intolleranze alimentari più comuni: i sintomi

Le persone intolleranti al grano soffrono non a causa del glutine (la proteina contenuta nel grano), che è alla base del morbo celiaco, ma perché sono intolleranti a tutte le componenti di questo cereale: oltre a comuni disturbi digestivi, come senso di gonfiore, e difficoltà digestiva, l'intolleranza ai prodotti del grano può comportare l'insorgenza di eruzioni cutanee, improvvise variazioni di peso e ritenzione idrosalina. Cibi a rischio di provocare questi sintomi, se consumati in eccesso, sono il pane e i prodotti da forno, i dolci, la birra, la pizza, la carne e le verdure impanate, nonché alcune bevande alcoliche come whisky e gin. Anche l'intolleranza a latte e latticini può essere di due tipi, quella – già discussa – al lattosio, e un'altra, più frequente nei bambini, alle proteine del latte. Meteorismo e dolori addominali di tipo colitico sono i sintomi più frequenti di intolleranza a latte e derivati, per i quali, però, oltre al latte vaccino, si consiglia di evitare anche il latte di capra, di pecora e di bufala. I lieviti di birra o di pane, usati per consentire ai prodotti a base di farina di inglobare aria e diventare più soffici, sono spesso mal sopportati dall'intestino, che va così incontro a turbe delle funzioni intestinali e, altre volte, anche ad eruzioni cutanee. Oltre ai prodotti lievitati, in questi casi è bene escludere per un po' dalla dieta i formaggi fermentati, i funghi e la birra. L'intolleranza alle uova, che può essere scatenata solo da una sua parte, o dall'alimento intero, è spesso causa di disturbi digestivi e manifestazioni cutanee (dermatiti ed eczemi) o delle mucose (afte e disturbi respiratori). Infine noci, nocciole, arachidi e persino la soia, possono rilasciare a livello intestinale sostanze oleose in grado di irritare l'intestino, e provocare fenomeni di malassorbimento o il rilascio di istamina, con sintomi in parte digestivi e altre volte cutanei (dermatiti).

Se i test per le allergie (test cutanei o Skin test, o sul sangue, Rast test) sono ampiamente validati e utilizzati, molto meno standardizzati e affidabili appaiono i test per le intolleranze alimentari (Dria test e Vega test, solo per citare i più conosciuti): per queste il modo migliore per diagnosticarle è rappresentato da una dieta di eliminazione, che consiste nel mangiare solo alcuni cibi alla volta, cambiandoli ogni 3-4 gg, e ripetendo l'intero ciclo per 2-3 volte, in modo da riuscire a collegare i sintomi ai cibi a cui si è effettivamente intolleranti.

Una volta individuati, dunque, questi cibi, occorre eliminarli dalla dieta per un certo periodo di tempo, anche più mesi, e poi reintrodurli lentamente, per verificare che lo stato di intolleranza sia effettivamente migliorato o addirittura del tutto regredito. Utile nel miglioramento dei sintomi, particolarmente perché in grado di migliorare le difese immunitarie, sarà il contemporaneo utilizzo dei probiotici, comprendenti il Lactobacillus acidophilus e il Bifidobacterium bifidum, nonché associare una terapia antistaminica in tutti quei casi di accertata allergia ad un cibo o ad una sostanza alimentare.

Intolleranze alimentari: l'approccio omeopatico

Prima di passare a descrivere il particolare e complementare approccio dell'omeopatia a questo tipo di disturbi, osservando i sintomi descritti, e la sintomatologia che frequentemente scaturisce dalla loro assunzione, il terapeuta più attento non mancherà di constatare che molti cibi in grado di causare intolleranze, sono gli stessi che si sconsiglia di assumere durante episodi di infezioni da candida.
La andida Albicans è un microscopico fungo presente in molte sedi dell'organismo umano, che in condizioni ottimali siamo in grado di tenere a bada grazie all'azione dei probiotici citati sopra, che ne limitano crescita e proliferazione; tuttavia quando questi si riducono in numero ed efficacia, la candida diventa più aggressiva, formando strutture allungate – rizoidi – che gli consentono di aderire e penetrare mucose e membrane, arrivando a disseminarsi in tutto l'organismo, oppure a svilupparsi tipicamente in alcune aree del corpo (cavità orale: mughetto; organi genitali femminili e maschili: vulvovaginiti e balanopostiti, rispettivamente; apparato gastrointestinale: turbe dell'alvo e disturbi digestivi). Non mancano anche localizzazioni cutanee in corrispondenza delle pieghe (arrossamenti, prurito ed eczemi). Oltre ad affezioni gravi del sistema immunitario, a determinare uno squilibrio organico, favorente a sua volta la virulentazione della candida, sono spesso il consumo eccessivo o ripetuto di antibiotici, che alterano per l'appunto la flora batterica, ed elevati livelli in circolo di zucchero - del quale il germe si nutre - tipico dei soggetti diabetici, e in generale di tutti coloro che mostrano una ridotta tolleranza al glucosio. Non a caso, e in analogia con le intolleranze alimentari, tutti coloro che sono soggetti a forme recidivanti di candidosi, sono istruiti sulla necessità di eliminare per un po' alcuni alimenti, come gli zuccheri dei cereali più raffinati, di latte e latticini, e anche della frutta, gli alimenti lievitati, alcuni formaggi contenenti muffe, la frutta secca, le arachidi, e le bevande alcoliche fermentate. In definitiva, quindi, una dieta volta ad eliminare le manifestazioni cliniche legate ad una candidosi, si caratterizza proprio per l'esclusione della maggior parte di quei cibi a cui più comunemente si risulta intolleranti, e quindi può aiutare contemporaneamente a gestire entrambi i problemi.

A questo punto vediamo come l'omeopatia si rapporta a questo tipo di disturbi, soffermandoci in particolare sul capitolo delle intolleranze alimentari, dove è senza dubbio importante, per prima cosa, individuare se c'è effettivamente un particolare alimento al quale si risulti intolleranti, oppure l'intolleranza non sia piuttosto secondaria ad uno stato globale di sovraffaticamento dell'intero organismo, che ovviamente coinvolge anche i delicati processi di digestione e assimilazione. Ancora una volta, quindi, in omeopatia prioritaria non è la sostanza o le sostanze – in questo caso alimentari - che provocano i disturbi, ma bensì lo stato complessivo dell'organismo in cui questi si manifestano, stato ovviamente condizionato da influenze personali o ambientali che a lungo termine alterano la sua efficienza fisiologica. D'altronde anche il variegato modo di manifestarsi delle intolleranze, che tanto distingue queste dalle allergie, è secondario da un lato alla costituzione anatomica del soggetto – ad esempio nel sulfurico saranno più evidenti le manifestazioni cutanee ed esonerative più superficiali, nel fosforico quelle a carico di apparato respiratorio e intestinale, e nel carbonico l'accentuazione della sua lentezza emotiva e intellettiva – e dall'altro all'influenza miasmatica, o meglio disergica, del momento, che condiziona, per l'appunto, la personale risposta di ogni individuo ad una stessa sostanza. Dunque, se da un lato l'omeopatia non rifiuta a priori la necessità di limitare per un po' alcuni cibi a cui l'organismo mostra una risposta alterata, d'altro canto suo obiettivo principale è sempre la cura della persona, della sua capacità di adattarsi al meglio, e più rapidamente, a circostanze e avvenimenti sfavorevoli, valorizzando sempre quelle risorse che si differenziano in base a tanti aspetti, primo fra tutti la costituzione anatomica del soggetto, al fine di preservare quelle funzioni più elevate che a lungo termine, invece, possono soffrire non tanto delle intolleranze, quanto piuttosto delle stesse limitazioni nutrizionali imposte da queste, in un circolo vizioso che può finire per esporre l'organismo ad una dieta squilibrata e troppo a lungo inadatta alle sue effettive necessità.

In definitiva più che curare la dieta, l'omeopatia si preoccupa, anche in queste situazioni, di migliorare il quadro funzionale complessivo dell'organismo, tenendo in sommo conto aspetti anatomici, caratteriali e contingenti, che finiscono per incidere in senso perturbativo sulla funzione alimentare, a tal punto da rendere il cibo quasi un nemico da cui astenersi, piuttosto che il miglior alleato – se consumato in modo corretto per qualità e quantità – al mantenimento della nostra vitalità complessiva.
 

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